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Attraverso lo specchio

aprile 26th, 2009 by Diego in Autore, Lewis Carroll

Attraverso-lo-specchio1“Attraverso lo Specchio” è un libro regolato da una partita a scacchi, in cui tutti i protagonisti hanno un ruolo nello svolgersi del gioco.

La Metamorfosi, che caratterizza anche il paese delle meraviglie di Alice, è la chiave di lettura di questo libro, il principio stesso della narrazione. La scacchiera, infatti, è immensa, variegata come la terra, ricca delle sue lussurie, e dei suoi paesaggi.

Lo spazio-tempo è ridimensionato di continuo ad ogni movimento di una pedina, così la narrazione s’interrompe all’improvviso e si dissolvono i personaggi per poi ricomparire, mutati o trasformati, in un altro luogo, in un altro tempo.

In questo libro, la storia di Alice appare come il prosieguo del primo libro (“Alice nel paese delle meraviglie”). La narrazione prende il via il 4 novembre.

Alice è nella sua casa mentre gioca con il suo amatissimo gatto, quando si chiede come sarebbe bello visitare la stanza che c’è al di là dello specchio e, nel tentativo di simulare l’accesso ad una porta immaginaria situata nello specchio, Alice vi entra come se fosse un gesto normalissimo da compiere.

“Al di là”, nell’altra stanza, scorge nuovi oggetti misteriosi e strani: una sveglia con gli occhi e i baffi, un poema che può essere letto solo se riflesso in uno specchio.

Questo è soltanto il principio dell’avventura che affronterà Alice, ricca di incontri e sorprese, di colpi di scena e salti temporali. Qui inoltre, Alice incontra quasi tutti i personaggi delle sue filastrocche preferite, il colto Humpty Dumpty, e i gemelli Tweedledum e Tweedledee, tutti meravigliosamente vivi, ai limiti del surreale.

“Di là” Alice incontra leggi interamente diverse dal mondo in cui è vissuta. I nomi e le parole acquistano un significato più forte, nuovo e inaspettato.

Lewis Carroll dà un rinnovato peso alla lingua, alle parole, sottolineando indirettamente che noi siamo i loro schiavi e non viceversa. I nomi, in quest’ottica, non sono le conseguenze delle cose, ma al contrario, le cose sono le conseguenze dei loro nomi.

Così, per esempio se in inglese i rami si pronunciano “bau” essi abbaieranno “dietro lo specchio”; e se la farfalla si chiama “butterfly”, essa aprirà delle sottili ali di pane e burro.

Così scivola Alice, nel “di là” che è l’immagine speculare del “di qua”. Le leggi non sono mutate, ma capovolte, e le parole non  descrivono un oggetto, o la cosa a cui appartengono ma il contrario. E all’apice di una così originale forma verbale sta Humpty Dumpty, curioso personaggio che trasgredisce ogni regola di linguaggio, che si crea una propria lingua, con i propri significati, quelli decisi da lui.

Nell’apparente “non senso” e mancanza di forma del mondo attraverso lo specchio esiste una logica, una struttura ben congegnata, che esula da qualsiasi forma rispecchiabile nel nostro universo, occluso e compatto.

La frammentarietà e la discontinuità sono le caratteristiche essenziali di quel mondo, a creare una surreale trama a mosaico in cui ogni pezzettino ha un ruolo ristretto nella sua semplice forma, e globale nell’intero complesso, tenuto insieme da un forza che non conosciamo.

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