Restiamo umani
giugno 1st, 2009 by Claudia in Autore, Vittorio Arrigoni
“Il boicottaggio [...], la migliore risposta umanamente accettabile all’imbarbarimento di un conflitto che rende disumano ogni gesto”
Tra la fine del 2008 e i primi giorni del 2009 il governo dello Stato d’Israele ha deciso un attacco massiccio nella Striscia di Gaza; scusa ufficiale: stroncare l’azione dei terroristi di Hamas.
In realtà, Hamas, non è né un gruppo di terroristi né un partito politico ma un movimento, quindi non saranno né guerra né rappresaglie a distruggerlo.
Non è stato il solito attacco a cui la gente di Gaza è quasi rassegnata: per la prima volta, nei venti giorni di bombardamenti, il valico di Herez e gli altri accessi a Gaza vengono interrotti anche alla stampa internazionale e alla Croce Rossa.
Il governo ha permesso ai giornalisti di appostarsi su una collinetta a un paio di chilometri dalla Striscia, e da lì l’unica cosa che si vede è un fumo nero che si leva poco dopo lo sgancio delle bombe. La cronaca di quei giorni ci viene da Vittorio Arrigoni (pacifista dell’International Solidarity Movement) rimasto nella Striscia a commentare gli eventi, a fare da scudo umano sulle ambulanze, a cercare in tutti i modi di far sapere che, quel fumo, si alza da case di gente inerme, da scuole, da moschee, da mercati, dagli ospedali, dalle stesse ambulanze prese di mira dagli obici, e non dai covi dei terroristi.
In quei giorni ci sono state 1300 vittime, soccorritori e medici assistono persone con ferite che non sanno identificare, si vocifera di fosforo bianco, cluster bomb, uranio impoverito.
La sua cronaca è allo stesso tempo molto sofferta ma estremamente lucida: dalla pagina scritta emergono quasi fotografie, più nitide di una pellicola cinematografica o di tele dipinte dove “Guernica” è solo una pallida ombra della rovina nelle strade di Gaza e lo stesso “Dante non avrebbe saputo immaginare gironi dei dannati così infernali come le corsie negli ospedali di Jabalia”.
Alla fine di tutto, o meglio alla fine di questa volta, le perdite di Hamas sono molto limitate; si registra, invece, un aumento di consensi nei suoi confronti, i palestinesi pensano che il reale obbiettivo del governo israeliano sia stato quello di farsi pubblicità in periodo elettorale.
Le vittime civili sono state 1300, un terzo delle quali erano bambini, ed in tutto l’85% tra le vittime palestinesi sono civili. La Croce Rossa, entrata nelle zone da cui era esclusa, denuncia la realtà dei feriti lasciati a morire e le tracce di eccidi diretti di donne e bambini mitragliati nei sottoscala dove avevano cercato rifugio. Delle 14 vittime israeliane alcuni sono civili, altri militari.
Alla fine di questo eccidio persino il popolo israeliano interroga i suoi rappresentanti sul loro operato, nonostante la paura delle bombe neanche loro credono più alla propaganda, e un ministro nell’anonimato dichiara che quando si saprà la verità su Gaza, non potrà più andare ad Amsterdam in vacanza, ma solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja”.
Per maggiori info visita il blog guerrillaradio
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