Eccessi di culture
giugno 2nd, 2009 by Carla in Autore, Marco Aime
Quello di Marco Aime è un libro che merita di essere letto e riletto.
Le recenti vicende nostrane, legate ai nuovi flussi migratori provenienti dal Nord Africa, agli episodi di razzismo ed intolleranza, che diventano sempre più frequenti tra i giovani italiani, necessitano forse un attimo di riflessione e l’opera in questione ci offre spunti interessanti ed un’altrettanto interessante chiave di lettura di tali fenomeni.
Antropologo e scrittore, Marco Aime mette in luce, attraverso questo libro, l’eccesso di attenzione dato, nella retorica politica, nelle nuove teorie socio-politiche, ma anche nel linguaggio della vita di tutti i giorni, all’aspetto culturale ed identitario degli avvenimenti più diversi.
L’appartenenza culturale è diventata un leitmotiv ingiustificato, un concetto abusato, che va perdendo la sua valenza proprio perché, come dice appunto il titolo del saggio di Aime, è eccessivo.
Ed è tale eccesso che modifica anche il significato che diamo al termine cultura: iniziamo a vederla come qualcosa di fisso ed immutabile, che si “incontra e si scontra” con altre culture, mentre è proprio questa idea che, secondo l’autore, dovrebbe essere abbandonata – come spiegato nel primo capitolo che si intitola per l’appunto “La culture non si incontrano ne si scontrano” – al fine di scoprire quanto il concetto di cultura sia fluido e relativo.
Da questa idea principale Aime analizza alcune delle pratiche di “etnicizzazione” dei fenomeni, riprendendo l’idea hobsbawniana dell’“invenzione della tradizione”, e percorre le vie che hanno portato a questa nuova attitudine, spiegano come spesso siamo portati a colorare con tinte “culturali” fenomeni prettamente sociali, dandone un’interpretazione distorta che ci allontana dalla comprensione dei fenomeni stessi.
In maniera semplice ma efficace l’autore smonta i nuovi castelli ideologici che affliggono, ahimé, anche il linguaggio quotidiano, come i nuovi tabou, mascherati dal ricorso al “politically correct”, dell’artificialità delle tradizioni o dell’universalità dei caratteri umani.
L’auspicio, implicito, è quello di andare al di là di questa tendenza, miope quanto dannosa, a porre l’accento sugli aspetti culturali, piuttosto che sulla valenza sociale dei comportamenti umani e di riuscire ad accettare l’interazione, la mescolanza e la condivisione che il mondo post-moderno ci impone. Ciò sintetizzato in una metafore finale, con la quale l’autore chiude il libro e che, come egli stesso confessa, spera diventi l’emblema del mondo futuro.
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