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Gli anni veloci

giugno 25th, 2009 by Diego in Autore, Carmine Abate

gli-anni-veloci Il libro non sviluppa una trama chiusa e lontana dal contesto culturale e sociale del nostro paese, ma vi è dentro in modo perfetto.

Nicola, il protagonista, dimostra una “compostezza ricca di genuinità”, mettendo la sua vita nelle mani del padre, per le scelte formative, lavorative e sportive; ciò rende il padre un àncora onnipresente e saggia.

La presenza a tratti del dialetto crotonese rende ogni dialogo e ogni situazione un quadro fedele, la cui cornice sociale è fatta di poveri lavoratori affaticati, che fanno a pezzi anche il ferro per costruire un buon futuro ai propri figli.

L’incontro con Anna non è occasione di sfregio reciproco, risvolto tipico di due ragazzini abbastanza instabili, ma rappresenta un cumulo enorme di silenti opinioni che si sarebbero evolute.

Qui il lettore rischia di perdersi nell’eccessivo dilungarsi dei pensieri del protagonista, pensieri quasi inutili e ancora immaturi.

Nicola, con l’immaginazione, vola, vola da lei e con lei, sulle ali di Battisti, delle sue canzoni, delle note poetiche e immortali sempre più famose. Ma la scoperta della lettera che Anna scrisse a Lucio getta Nicola nel vortice dei dubbi e dei quesiti roventi, a cui porrebbe fine solo leggendone il contenuto, che reputa inaccessibile per rispetto, limitandosi a fissarne il contenente, una busta che tace.

Nicola sa che Anna ha scritto a Battisti, sì, ma cosa? E a questo punto, il “divino Lucio” è per Nicola la personificazione della musica più alta, o è in più una causa inconsapevole dei suoi dubbi?

Con Lucio muore un pezzo di Nicola, anzi, un pezzo della musica che egli riteneva vita, fortezza di ogni giorno, perché non c’è vita disgiunta dal sentimento dell’amore, amore da cercare e conquistare. Il mistero del “qualcosa di non detto” cresce gradualmente, sin dalla scoperta di quella lettera. Ogni gioia e dolore dei protagonisti si anima di musica, la quale non è una risorsa parallela alle loro vite, ma intrinseca ad esse. Lucio li unisce come passione invalicabile, incantando con la sua voce, ma ne è allo stesso tempo bilancia sentimentale.

La morte di Lucio sospinge Nicola alla ricerca della sua amorosa fiamma, facendosi accompagnare dalle note sue e di Rino Gaetano. Abate costruisce questa storia come una traccia musicale immortale e immanente, su cui si annidano quattordici anni di silenzio annientati da passioni eterne.

È un libro complessivamente apprezzabile per la costruzione sensata del contesto, ma a tratti si perde nell’analisi dilungata e poco scorrevole degli sfondi su cui si basano i dialoghi; si può sì percepire efficacemente l’intreccio tra musica e vita, ma è poco comprensibile il confine oltre cui l’apprezzamento della musica sprofonda nel sentimentalismo esagerato.

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