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L’arte di essere povero

luglio 21st, 2009 by Blanche in Autore, Boni de Castellane, Genere, Romanzo

coverimagephp “Il mio divorzio fu emesso il 5 novembre, alle cinque della sera”

Così iniziano le memorie di Boni de Castellane, testimonianze avvicenti della vita di un uomo sempre fedele a se stesso e alla propria ironia, pubblicate oggi in Italia dalla casa editrice Excelsior 1881.

Alla fine dell’Ottocento, il protagonista della sua storia Boni de Castellane è un uomo affascinante e generoso verso se stesso, seduttore impenitente, leggenda mondana della Belle Epoque, che usa senza freni il denaro (della moglie, l’ereditiera americana Anna Gould) per fare della propria vita un tripudio dello chic: abiti, carrozze, palazzi, castelli, party, valletti, antichità, amanti, cavalli.

I sontuosissimi parties, spesso in maschera, con cui animava le serate parigine sono rimasti nella storia.

Da Proust a D’Annunzio, da Wilde a Cocteau, dalla Duse alla Bernhardt, l’intera crème della società vuole fare parte dei suoi ospiti.

Fino a che non arriva una folata di vento freddo. La moglie, indispettita dalle spese e dai tradimenti, lo licenzia, gli toglie tutto, lasciandogli generosamente abiti e debiti. Boni, suo malgrado, si trasforma in un dandy squattrinato: uomo ‘comme il faut’, modello di squisite maniere, impeccabile, dignitoso ma povero.

Un gentiluomo, idolo di Parigi, senza denaro. Tra lo stupore generale si mette anche, timidamente, a lavorare. Fa l’antiquario e il giornalista. Guadagna anche del denaro, cosa, in passato, mai successa. Anche essere povero è un’arte e Boni è un artista. Come gli ricorda la fioraia Isabelle: “Siete un uomo chic, come non ve ne sono più oggi. Dopo di voi, la razza sarà estinta”.

Il gusto estetico resta intatto come l’uomo resta un dandy, ma riveduto e corretto dalla vita.
Conservando il suo spiccato senso dell’umorismo, poco prima di morire a 55 anni, lasciò una battuta delle sue :”Mi resta una consolazione: non mi sono mai annoiato”.

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