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Italia mia

luglio 23rd, 2009 by Blanche in Autobiografico, Autore, Genere, Piero Ottone

italia_mia“L’Italia di questi anni, all’inizio di questo millennio, non è solo vittima di un malessere passeggero. E’ notevolmente ammalata, in modo grave”.

Colui che pronuncia queste parole irrevocabili è nato nel 1924, è stato direttore del Corriere della Sera, scrittore, saggista ed è considerato da tanto come uno degli ultimi grandi vecchi del giornalismo italiano. Si chiama Piero Ottone.

Qualche tempo fa, nel suo libro “Memorie di un vecchio felice” confidava di aver scoperto nella vecchiaia una bella e lieta stagione dell’essere umano.

Adesso, a 85 anni, con la sua consueta lucidità e l’elegante distacco che lo caratterizzano, Piero Ottone ha deciso di raccogliere le sue riflessioni sull’Italia e i suoi uomini di potere nel suo nuovo libro “Italia mia”.

Si tratta di un saggio autobiografico, quasi un romanzo di formazione lungo la strada di un giovane che, diventando uomo, ariverà a dirigere il Corriere della Sera e conoscerà i potenti della politica e dell’imprenditoria.

Pensa con una grande amarezza che l’Italia non è riuscita ad essere una grande nazione perché “ci è sempre mancata, e tutt’ora ci manca, una vera classe dirigente”, e che oggi una cosa fatta “all’italiana” è sinonimo di approssimazione, inefficienza e inganno, quando in passato poteva essere un titolo di gloria.

Ottone analizza come il popolo italiano sia cambiato quasi cinquant’anni dopo il libro di Luigi Barzini, “Gli italiani”, al quale idealmente si richiama; e cerca di capire il motivo di questa contraddizione di fondo, cioè del fatto che gli italiani si lamentano dei loro mali, ma non fanno nulla per curarli e guarirli…

L’autore ritorna spesso sull’idea dell’assenza di una vera classe dirigente e qualifica la nostra epoca come quella del populismo. Finito il tempo delle ideologie e sbiadite le classi sociali, sono emersi uomini politici scelti non tanto per quello che rappresentano quanto per la loro personalità, per la loro forza di attrazione e per le loro promesse. E così, non c’è davvero una classe dirigente paragonabile a quella dei grandi paesi occidentali, di valore, di buona tradizione, dotata di senso etico.
Privi di una guida efficiente – dice l’autore – “gli italiani si sono scelti il capo populista…Berlusconi. Basta guardarlo, seguirlo nelle varie metamorfosi, nel bene e nel male, per avere un’immagine dell’italiano contemporaneo”.

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