Io l’amavo
agosto 16th, 2009 by Blanche in Anna Gavalda, Autore, Genere, Romanzo
“Io l’amavo” (“Je l’aimais” in francese) è il titolo del primo romanzo di Anna Gavalda, scrittrice, giornalista e insegnante di francese nella regione di Parigi pubblicato nel 2002.
Quando uscì il libro ottenne un notevole successo seguendo quello incontrato già nel 2000 dalla sua prima opera, una raccolta di racconti intitolata “Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi” (tradotto dal titolo originale in francese “Je voudrais que quelqu’un m’attende quelque part”).
Il libro affronta il tema della fine dell’amore, dell’abbandono e per parlarne l’autrice si è ispirata al fallimento del proprio matrimonio.
All’inizio del romanzo facciamo la conoscenza di Chloé, una donna di trent’anni, infelice e inconsolabile dopo che suo marito l’ha lasciata per seguire una donna più giovane.
Suo suocero Pierre decide di portarla in campagna, fa del suo meglio per accudirla e portarle un pò di conforto; cucina per lei, scende in cantina per prendere del buon vino… ma nonostante tutti i suoi sforzi Chloé non smette di piangere e non vuole mangiare.
Allora Pierre inizia a parlare e a scoprirsi. Parla si sè, della sua vita, dell’incontro con il suo grande amore.
Confessa di non aver voluto abbandonare la famiglia e di quanto ha sofferto di questa sua scelta, di come il rimpianto poi ha trasformato la sua tranquilla vita borghese in un’esistenza fredda e ferma. Nella confessione di Pierre, Chloé riesce a leggere un messaggio che le è indirizzato…
E’ un libro che ci sorprende, che all’inizio lascia pensare che sia Chloé il personaggio principale. Poi, si scopre che
è Pierre la figura più interessante, quest’uomo sessantacinquenne che sembra diventare umano solo due volte nella sua vita, una prima volta con l’amante e poi con la nuora.
In effetti, alla Gavalda non interessa il personaggio femminile di Chloé, esiste solo perché le serviva qualcuno a cui Pierre potesse parlare. Per il suo secondo libro voleva una storia in cui il narratore fosse più vecchio di lei per vedere se era capace di mettersi nei suoi panni e perché le piacciono il passato, le storie, le confessioni di un uomo che ha già vissuto.
In questa seconda opera ritroviamo il fascino inimitabile di una scrittura evocativa, con un stile attento a fissare sulla
pagina il dettaglio che illumina tutto il quadro, con un tono a volte disincantato, con i suoi tuffi nella tenerezza e le sue
graffiate ironiche e improvvise.
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