Viaggio con Charley
agosto 22nd, 2009 by Elisa in Autore, Genere, John Steinbeck, Romanzo

John Steinbeck (1902-1968) nacque a Salinas, California. Dopo aver tentato senza successo il giornalismo, esercitò vari mestieri finché negli anni Venti scrisse i primi romanzi.
Raggiunse il successo nel 1935 con il romanzo “Pian della Tortilla”, che prende il nome dal quartiere di vecchie baracche a Monterey dove vivono i paisanos, ultimi discendenti dei californiani di sangue spagnolo che vivono di mille espedienti, amanti del bere e del mangiare e della vita tranquilla e oziosa.
Scritto nel periodo della Depressione, fa una violenta satira della falsa rispettabilità borghese.
A questo importante lavoro seguirono molti altri romanzi e racconti.
Nel 1962 vinse il Premio Nobel per la letteratura “per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”.
In questo romanzo scritto due anni prima della sua morte, in piena epoca di economia consumistica, l’autore si rimette in strada (aveva già attraversato gli States da giovane a bordo di un furgone scassato) sopra un’auto-roulotte che battezza Ronzinante dotata di tutti i comfort moderni, e compie un viaggio attraversando gli Stati Uniti insieme al suo cane Charley.
Charley è un vecchio e grosso barboncino francese color “bleu”, ed è blu quando è pulito. Soffre di prostatite, risponde solo ai comandi in francese ed è un diplomatico nato. Egli non è solamente un compagno di viaggio ma l’ascoltatore dei monologhi del padrone che, quando è sera o nelle pause di attesa, gli parla dei suoi scrittori preferiti o riflette con lui su quello che ha visto e sentito in quella giornata.
In settembre Steinbeck e Charley partono da New York e si dirigono a nord, in Canada, attraversando il New England. Costeggiando il confine fino ad occidente, vanno nel Middle West e in seguito attraversano le Montangne Rocciose per arrivare alla costa del Pacifico. Da li discendono in California e iniziano il viaggio di ritorno attraverso il Texas e la Louisiana fino a New York , dove arrivano a Natale.
Durante il viaggio fanno numerosissimi incontri. A Steinbeck interessano gli uomini e le loro opinioni sui grandi problemi dell’America del suo tempo (ad es. la questione razziale) e ogni occasione è buona per scambiare parole con ogni sorta di persone, dal cameriere al garagista, dal negoziante ai compagni di viaggio occasionali.
“Un viaggio, un safari, un’esplorazione, è un’entità, diversa da ogni altro viaggio. Ha personalità, temperamento, individualità, unicità. Un viaggio è una persona a sé, non ce ne sono due simili. E sono inutili progetti, garanzie, controlli, coercizioni. Dopo anni di lotta scopriamo che non siamo noi a fare il viaggio, è il viaggio che “fa” noi (…). In questo, un viaggio è come un matrimonio. La maniera sicura per sbagliare è credere di tenerlo sotto controllo. “
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