Paroles – Jacques Prévert
agosto 30th, 2009 by Blanche in Autore, Genere, Jacques Prévert, Poesia
Di Prévert non si sa bene cosa privilegiare: Il poeta o il dialoghista di pellicole cinematogafiche, l’autore di canzoni o il sodale dei surrealisti, l’amico di Picasso o il passeggiatore solitario per la vecchia Parigi, il provocatore o lo scrittore di racconti per bambini.
Una carriera prolifica caratterizza la vita di Jacques Prévert divisa tra la sua attività teatrale, cinematografica, letteraria e in particolar modo poetica.
Prévert si dimostra fin dalla sua più giovane età amante della lettura e dello spettacolo ma non pubblicherà prima di raggiungere i trent’anni.
“Paroles” costituisce la sua prima raccolta di poesie pubblicata e riunisce varie poesie scritte tra 1930 e la fine della seconda guerra mondiale. Le due principali tematiche sono l’amore e la guerra.
Quando esce nel 1946, il libro incontra un enorme successo facendo salire l’autore con suo dispetto, al rango di scrittore – visto che si considerava «più uomo di mano che uomo di penna».
Per lui, La poesia è ovunque, all’angolo delle vie, sul bordo delle labbra, nelle pieghe di un abito, essa è come un respiro.
«Anche quando Jacques Prévert scrive, si direbbe che parli. Egli viene dalla vita e non dalla letteratura». Questa riflessione dello scrittore Georges Ribemont-Dessaignes riassume questo personaggio nato con il secolo a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, in un ambiente piccolo-borghese bigotto, di cui non cesserà mai di sfottere le ossessioni e le ipocrisie.
La raccolta “Paroles” risale agli anni in cui Prévert era vicino ai surrealisti ed in essa emerge un’estetica spericolata, irriverente verso tutti i conformismi e delirante sulle cose della vita, affiorante ad ogni pagina. Con Prévert, un universo a parte è creato, il lirismo si lega agli oggetti più usuali (e grava i calembours ed i giochi di parole di tutta l’energia del loro potere d’invenzione e di distruzione).
Le poesie del poeta della realtà sono state scritte per essere dette, si tratta dunque di una poesia più parlata che scritta. Ciò che esce con prepotenza è il concetto di amore come unica salvezza del mondo, quello vero, spontaneo, libero, come quello de “I ragazzi che si amano”.
Molto presente anche il ribellarsi alle istituzioni e la voglia estrema di libertà che si ritrova pienamente nell’immagine dell’uccello, più volte presente nella poesia di Prévert. Le parole alle quali Prévert si affida sono audaci e l’accostamento che crea tra di esse può sembrare a volte brutale o polemico o blasfemo, ma invece è molto più saggio di quanto possa apparire e denota un’osservazione acuta del mondo che lo circonda.
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