Il fu Mattia Pascal
settembre 23rd, 2009 by Blanche in Autore, Genere, Luigi Pirandello, Romanzo
Nel 1903 Pirandello scrive “Il fu Mattia Pascal”, pubblicato l’anno seguente a puntate su “La nuova Antologia”, poi raccolto in volume e tradotto in varie lingue.
Il libro narra la vita di Mattia Pascal, che vive nell’immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello, dopo che il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti.
Ma l’amministratore cui viene affidata la gestione del patrimonio finisce per impossessarsi di tutti i loro averi e diventa la causa principale del declino della famiglia Pascal.
Diventato adulto, Mattia si trova costretto a sposare Romilda, di cui aspetta un bambino e a vivere con la suocera che lo disprezza.
Da allora la sua vita diventa un inferno, il suo rapporto con la moglie si deteriora, muoiono i suoi due figli e la sua madre adorata.
Mattia, angustiato dai dissidi coniugali e dai debiti, esasperato dalla noia e dalla inutilità del suo lavoro, decide di fuggire e si ritrova a Montecarlo dove, grazie ad una serie di vincite fortunate, si ritrova in tasca la somma di 82.000 lire.
Ormai ricco, Mattia decide di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e godersi un avvenire tranquillo, quando scopre leggendo il giornale che il cadavere di Mattia Pascal è stato ritrovato a Miragno, nella roggia di un mulino.
Inizia allora la seconda parte del libro: dapprima sconvolto, comprende presto che può crearsi una nuova vita, una vita libera da ogni legame con il passato, senza problemi e senza responsabilità, proprio come quando era giovane. E’ ricco e, non essendo più Mattia Pascal, non ha più alcun creditore. Così con il nome di Adriano Meis comincia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fino a stabilirsi a Roma…
Mattia Pascal è il testimone esemplare dell’assurda condizione di uomo prigioniero delle “maschere sociali” di marito, di padre, di figlio, di fratello etc… che coprono la sua vera identità.
Esprime la sofferenza di quest’uomo, angosciato dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società che sono una catena, un freno inibitore e che forse sono l’unico modo d’esistere.
In effetti, il libro, attraverso il tema centrale della perdita dell’identità, racconta di come un uomo non possa privarsi della propria identità, poiché ciò gli proibisce di vivere innanzitutto alcuni aspetti sociali della vita; e, per di più, di come sia impossibile dimenticarsi della “vita passata”.
L’uomo che, a partire da se stesso, inizia a ripensarsi ed a ricostruirsi sembra per l’autore essere un’utopia: in Pirandello questa “ricostruzione” purtroppo crolla, l’unica variante è nel “fu”, che sottolinea il passaggio narrativo da una temporalità ad un’altra, il movimento ad anello che annulla l’utopia. Pascal è sempre in cerca dell’identità ma non riesce mai a trovarla.
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