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Gli indifferenti

ottobre 23rd, 2009 by Blanche in Alberto Moravia, Autore, Genere, Romanzo

gli-indifferenti.jpg Primo romanzo di Alberto Moravia, scritto tra il 1925 e il 1928 durante la sua convalescenza a seguito di una tubercolosi e pubblicato nel 1929, Gli indifferenti fu il romanzo d’esordio del giovane scrittore.

Si tratta di un dramma borghese che mette in scena due giorni della vita di una famiglia, composta da Mariagrazia Ardengo, vedova, dai due figli ventenni Carla e Michele, e dall’amante della madre, Leo Merumeci.

I cinque, riuniti all’ora di cena, ripetono una recita sempre uguale di ipocrisia e monotonia, di noia: i figli che fingono di non sapere che Leo è l’amante della madre, i due che si danno del lei, Carla che accetta le avances di Leo pensando che forse il massimo dell’abiezione può essere comunque una via di uscita da tanta mediocrità.

Leo che fa buon viso a cattivo gioco in quanto sopporta le lamentele di Mariagrazia solo per arrivare alla figlia. Soltanto Michele tenta di ribellarsi, in quanto vorrebbe compiere “un gesto risolutore”, ma anch’egli è sopraffatto dall’indifferenza.

Parlando della genesi del libro Moravia ricorda che alla base del suo progetto c’era la volontà di recuperare in sede narrativa la compattezza della tragedia.

Scrive così nel 1959: ” Volevo scrivere un lungo racconto che avesse una struttura teatrale con unità di tempo, di luogo e con pochissimi personaggi. La mia ambizione era di scrivere una tragedia, invece ne venne fuori un romanzo”.

La vicenda, infatti, si svolge in un arco di tempo quanto mai unitario dipanandosi pressoché interamente nell’ambito di tre distinti «interni» borghesi, che di capitolo in capitolo si succedono e ritornano esattamente come le scene di un dramma.

Per quanto riguardo i temi “Gli indifferenti” contraddice i valori marziali ed eroici propagandati dal regime fascista proponendo il ritratto della disgregazione di una famiglia borghese ed è dunque un romanzo “decadente” i cui protagonisti non brillano per irreprensibili qualità morali.

Non è quindi soprendente se il libro fu sottoposto a censura dal regime fascista. Capolavoro d’analisi e lucidità, il romanzo riesce a rendere con perfetto neorealismo le meschinità e le ipocrisie di una società, come quella della borghesia, inautentica, convenzionale, sdoppiata falsamente da ciò che ciascuno pensa e da ciò che viene detto in un clima di costante menzogna.

La rappresentazione della debolezza della volontà, malattia esistenziale che condanna all’”indifferenza”, diventa segno del degrado del “buon senso”.

Moravia ha affermato che la critica al mondo borghese è stato un effetto e non un suo preciso scopo. Scrisse in “L’uomo come fine” nel 1972: “Essendo nato e facendo parte di una società borghese ed essendo allora borghese io stesso, “Gli indifferenti” furono tutt’al più un modo per farmi rendere conto di questa mia condizione. […] Che poi sia risultato un libro antiborghese è tutta un’altra faccenda. La colpa o il merito è soprattutto della borghesia”.

Con “Gli indifferenti” ci troviamo di fronte al primo romanzo esistenzialista, che partecipa al nascente clima esistenzialista europeo in una vicenda concreta e radicata in un contesto storico reale ed attuale, prima ancora che il movimento si sviluppi in Francia .

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