La Certosa di Parma
ottobre 27th, 2009 by Blanche in Autore, Genere, Romanzo, Stendhal
Ottavo nonché ultimo romanzo di Stendhal, La certosa di Parma è un’opera ambientata in Italia, paese tanto amato dall’autore, mentre i precedenti Armance e Il rosso e il nero si svolgevano nella Francia contemporanea.
La tradizione racconta che Stendhal (pseudonimo di Henri-Marie Beyle) lo abbia scritto in cinquantadue giorni alla fine dell’anno 1838 durante una volontaria reclusione dell’autore, o meglio che lo abbia dettato, parola per parola, a un abile copista, unico estraneo autorizzato a ficcare il naso nell’antro dell’artista.
Il protagonista del libro Fabrizio Del Dongo è un giovane nobiluomo milanese, figlio illegittimo della moglie del Marchese Del Dongo e di un soldato napoleonico. Preso dagli ideali di libertà di cui Napoleone si faceva portatore, decide di armarsi e di andare a combattere a fianco dell’Imperatore in Belgio, dove assisterà attonito alla rovina di Waterloo nel 1815.
La scena delle battaglia viene descritta attraverso lo sguardo di Fabrizio che non si rende conto di quello che sta succedendo fra palle di cannone fischianti, disertori allo sbaraglio, furti di cavalli e stordenti cariche di fanteria prussiana.
Questo passaggio è diventato famoso in quanto indica lo smarrimento dell’individuo al cospetto dei grandi avvenimenti storici, ma anche, singolarmente, l’impossibilità di connettere gli avvenimenti reali se scorti da un totale punto di vista soggettivo.
Ritornato a Parma, Fabrizio è preso sotto l’ala protettrice della zia, la duchessa Sanseverina, donna matura e seducente, e inizierà una carriera brillante ecclesiastica che lo porterà fino all’arcivescovato di Parma.
Interessante la fantasia dell’autore che crea una fantomatico Principato di Parma storicamente mai esistito (giacché a quell’epoca Parma era compresa nel Ducato di Parma e Piacenza), e descrive in maniera esemplare il complesso microcosmo della corte, con tutti i suoi delicati equilibri.
Perseguitato dal potere dispotico che regna a Parma e costretto alla latitanza, Fabrizio viene poi imprigionato. Ritroviamo la tematica della carcerazione come momento di introspezione già notato in altre opere come, ad esempio, ne Il rosso e il nero. Lì, Fabrizio si innamora della bella e giovane Clelia Conti, figlia del governatore della prigione. Dopo una rocambolesca fuga, Fabrizio riesce a raggiungere la carica di arcivescovo di Parma, e a ricongiungersi con Clelia, che gli regala un figlio, Sandrino.
Ma la morte del bambino seguita da quella della madre porta Fabrizio a ritirarsi alla Certosa di Parma, dove non tarderà a seguire nella tomba le persone amate.
Nel finale, Stendhal tagliò circa trecento pagine su ordine dell’editore. Il risultato può essere considerato come il vero testamento del romanziere perché si incrociano tutte le costanti stendhaliene. Michel Crouzet, riconosciuto come uno dei maggiori studiosi di Stendhal, identifica nell’Italia il principale protagonista del romanzo, ossia il personale “mito romantico” dell’autore.
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