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Jane Eyre

novembre 8th, 2009 by Gwenn in Autobiografico, Autore

Jane Eyre.jpeg Charlotte Brontë, la maggiore di età delle tre sorelle Brontë, scrisse la sua prima opera “Jane Eyre”, che fu pubblicata nel 1847 e si rivelò il capolavoro della scrittrice inglese.

Il libro fu accolto con successo fin dall’inizio, nonostante il suo porsi in dissonanza con i cliché dell’epoca, ed ancora oggi è molto attuale: questo grazie alla costruzione della psicologia dei personaggi (descritta con molta finezza), all’intensa analisi dei sentimenti e soprattutto alla creazione del personaggio di Jane Eyre, dotato di integrità, forza interiore e passionalità.

La forma scelta dalla scrittrice per il racconto è quella dell’autobiografia: la protagonista, Jane Eyre, si rivolge in modo diretto a noi lettori e alterna aspetti puntualmente descrittivi dell’ambiente e dei personaggi con approfondimenti sull’evoluzione della protagonista dal punto di vista emotivo, morale e sentimentale.

Il periodo di infanzia di Jane Eyre, rimasta orfana, si svolge presso la famiglia della fredda zia, dove subisce le sue continue vessazioni, per poi proseguire presso una scuola di carità, dove l’austerità e la durissima disciplina rendono il carattere della ragazzina forte e deciso.

Diventata poi insegnante, Jane Eyre trova un’occupazione presso la sfarzosa dimora di Thornfield Hall, appartenuta da sempre alla nobile famiglia dei Rochester, dove svolge le mansioni di istitutrice per Adele, la figlia adottiva del padrone di casa, il misterioso Mr Rochester.

Quest’ultimo, uomo imponente e sarcastico, è subito colpito dalla vivida intelligenza e dall’indipendenza di spirito di Jane e il loro rapporto si intensifica fino al momento in cui Mr Rochester scopre che l’amore che prova nei confronti di Jane fin dal primo momento è corrisposto e le chiede la mano.

Il giorno stesso delle nozze però, Jane Eyre viene a conoscenza del terribile segreto racchiuso tra le mura di Thornfield Hall: Rochester ha già una moglie, una donna pazza, confinata nella soffitta della dimora. Jane, combattuta tra le insormontabili regole religiose e morali e il sincero amore per Rochester, non può fare altro che lasciare Thornfield.

Sceglierà però di ubbidire alla forza del suo amore e di ritornare da Rochester il quale, in seguito ad un incendio provocato dalla stessa moglie Bertha, è rimasto vedovo e cieco.

Né bella né ricca, Jane Eyre assomiglia piuttosto ad un’antieroina che, dotata di una vivida intelligenza, prova a destreggiarsi nella società conformista e spietata in cui visse la stessa Charlotte Brontë.

“Jane Eyre” risulta infatti essere, come d’altronde la maggior parte delle opere dell’autrice, un racconto parzialmente autobiografico: la descrizione dell’istituto nel romanzo deve molto all’esperienza personale della scrittrice che frequentò la scuola per figlie di ecclesiastici di Cowan Bridge, le cui condizioni assolutamente spaventose (vitto insufficiente, condizioni igieniche inadeguate) causeranno la morte prematura delle due sorelle maggiori.

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