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Quel che c’è nel mio cuore

novembre 8th, 2009 by Blanche in Autore, Genere, Marcela Serrano, Romanzo

Quel che c'è nel mio cuore.jpeg Marcela Serrano, scrittrice cilena nata nel 1951, ha pubblicato il suo romanzo Quel che c’è nel mio cuore nel 2001 che è stato finalista del Premio Planeta 2001 a Barcellona.

La protagonista del libro si chiama Camila ed è cilena di nascita, rifugiata da anni negli Stati Uniti dove lavora come reporter.

Si tratta, come in altri romanzi della Serano, di una figura coraggiosa che non sa di esserlo e che scopre poco a poco la sua capacità di reazione e la sua forza interiore.

L’inizio della vicenda è terribile: Camila ha appena perso un figlio e il suo rapporto con il marito è entrato profondamente in crisi ed è incapace di chiedere l’aiuto della madre perché nutre nei suoi confronti un devastante senso di inferiorità.

L’unica via d’uscita, anche se difficile, può essere il lavoro. Accetta così di fare un reportage in Messico incentrato sui sostenitori del subcomandante Marcos.

Quando Camila viene inviata per un reportage nel colorato, vivace paese di San Cristóbal de las Casas, dove è ancora possibile riscontrare un certo fermento culturale, incontra proprio una vecchia conoscenza di sua madre l’uruguaiana Reina Barcelona, una collaboratrice dei ribelli, ma soprattutto una donna bella, allegra, circondata di amici (tra cui l’affascinante Luciano, l’italiano con cui Camila intreccerà una relazione). 

Reina ha condiviso con la madre di Camila la lotta al regime cileno e il carcere e questo incontro si rivela fondamentale per l’esistenza di Camila. Proprio Reina, con il coma in cui precipita dopo esser stata vittima d’un feroce attentato, obbliga Camila a fare i conti con le proprie paure, con il proprio passato, e la induce a trovare il coraggio che le è sempre mancato. 

Attraverso la passione politica di Reina anche Camila si riconcilia con il suo passato e con il senso di colpa che l’ha accompagnata per anni. La colpa, fondamentalmente, di aver abbandonato la madre in Cile cercando nell’esilio una nuova tranquillità e rinnegando ogni impegno politico. Ora, maturata e segnata dal lutto, può decidere di partecipare attivamente alla lotta.

La Serrano ancora una volta ci racconta quanto grande e grave possa essere la violenza del potere, della guerra e della dittatura: “Penso che ogni essere umano possieda un’infinita e latente capacità di esercitare la violenza, lo voglia o meno. Le maschere aiutano, coprono, nascondono, dissimulano, ma non riescono a eliminarla. Le guerre e le dittature non fanno altro che sollevare le maschere mettendo allo scoperto la violenza virtuale; consentendole di affiorare in tutto il suo sfrenato splendore. È l’impunità a permetterlo”.

E solo la partecipazione diretta, sembra dirci Marcela Serrano, solo l’impegno in prima persona contro questa violenza può portare risultati nel tempo.

Quelle di Marcela Serrano sono donne forti, donne che sopportano, che lottano contro le regole per far valere i principi in cui credono. Sono donne, anche, che vincono il pudore che le caratterizza per arrivare a raccontare la loro vita, una volta e sempre di più, sempre più a fondo, fino a scoprire quel che c’è nel loro cuore.

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