Livornesi ar barre
novembre 24th, 2009 by Elisa in Autore, Enrico Faggioni
In Toscana, e forse anche in Italia, il dialetto livornese è uno tra i più amati e popolari.
Molti artisti si sono consacrati al vernacolo “labronico”: gruppi musicali (come dimenticare gli Ottavo Padiglione col mitico cantante Bobo Rondelli), comici (Migone, reso famoso dal programma Zelig), fino ad approdare al recente successo di Paolo Ruffini grazie ai doppiaggi-parodia firmati “Il Nido del Cuculo”.
Ebbene, questo semplice libro “Livornesi ar barre” (Livornesi al bar) di Enrico Faggioni costituisce una raccolta di frasi e modi di dire comuni che ognuno di noi potrebbe ascoltare prendendo un autobus, andando in un bar o al mercato nella città di Livorno.
I livornesi sono in genere persone “alla mano”, senza peli sulla lingua, che si divertono a storpiare le parole vuoi per ignoranza, vuoi per caricarle di significati più coloriti e vivi.
Ogni pagina del libro contiene buffe locuzioni, o racconta brevi aneddoti reali che l’autore riporta testualmente così come li ha ascoltati, in cui la vena creativa labronica ci fa ridere come ad uno spettacolo di cabaret.
Infine, un elemento che arricchisce questo libro sono i simpaticissimi ed efficaci disegni della pittrice livornese Lorena Luxardo.
“Eh, Gino! Ma se io vado a letto ‘on la tu’ moglie, si doventa parenti?”
“NO, SI VA PARI!”
“Lo sai Ada…che ar Circolino m’hanno fatto Membro della Giunta?”
“O Gino…o ‘un era meglio se ti facevano la… GIUNTA AR MEMBRO?”
P.S. per chi non conoscesse il dialetto livornese, ecco di seguito alcune delucidazioni per una più facile lettura del libro!
La lettera C scompare quasi sempre davanti alle vocali A, O, U non accentate. Ad esempio: Mondo ‘ane, bella ‘asa, ‘r mi amio (mondo cane, bella casa, il mio amico). Ma si dice: un cane, tre case, un cavolo, dove anzi la lettera C è rafforzata.
La lettera R prende spesso il posto della L come in “arbero” al posto di albero, “pubbrio” per pubblico, “grolia” per gloria.
L’articolo IL diviene ER e spesso tronca in ‘R: ‘r vino, ‘r cane.
QUEL e QUEI divengono QUER e QUE’: ma molto spesso la Q diventa V come vaini invece di quaini, vello invece di quello.
L’avverbio di negazione NON diventa NUN e per aferesi ‘UN o ‘N: ‘un mi pare, ‘un ci pensare, ‘un ci andare.
Nell’infinito dei verbi è eliminata la sillaba finale RE (ad esempio si dice andà’ invece di andare…)
Si dice eramo (eravamo), sentirno (sentirono), furno (furono), andorno (andarono).
Per assimilazione si dice mangialli per mangiarli, piglialli per pigliarli, pregatti per pregarti.
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