Il peso della farfalla
dicembre 5th, 2009 by Blanche in Autore, Erri De Luca, Genere, Romanzo
Dopo il recente Penultime notizie circa leshu/Gesù (Edizioni Messaggero Padova), lo scrittore Erri De Luca è di nuovo in libreria con il romanzo intitolato Il peso della farfalla (edito da Feltrinelli).
Oltre al racconto principale che dà il titolo al libro, Erri De Luca inserisce un altro testo molto breve dal titolo Visita a un albero.
Questa volta l’autore ci racconta una storia di montagna, breve, che incontra il silenzio, la maestosità della roccia e l’intimità di due esistenze: un camoscio e un cacciatore.
Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia.
Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. È novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine.
Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci”, per quanti ne ha uccisi.
Possiede una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non ha mai lasciato la bestia ferita, l’ha sempre abbattuta con un solo colpo.
Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini.
“In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.
La scrittura di De Luca, già densa e fortemente icastica, diviene ora anche una scritture olfattiva imperniata sulla vasta gamma delle risonanze odorose che annunciano il passare del tempo, della vita e il sopraggiungere della fine: “Fu sorpreso di annusare l’aroma di mandorla delle ghiandole, tanto più in basso. I sensi danno un ultimo acume nel tempo finale della vita, una fiammata. Lo sapeva e aggiunse la strana capacità del suo odorato alle stanchezze di quei giorni.”
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