La vita davanti a sé
dicembre 10th, 2009 by Blanche in Autore, Genere, Romain Gary, Romanzo
“Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche Ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore.”
Il romanzo La vita davanti a sé uscì nel 1975 e fu scritto da Romain Gary sotto lo pseudonimo di Émile Ajar, mentre era già famoso e aveva ottenuto nel 1956 il premio Goncourt con Le radici del cielo.
ll libro narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea e inaugura uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.
Come disse Stenio Solinas: “Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa.”
È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie del mondo svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere.
Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono “gente che si difende con il proprio culo”, e “gli incubi sogni quando invecchiano”.
Il caso del libro “La vita davanti a sé” è davvero unico nella storia della letterattura. Quando vinse il premio Goncourt, Romain Gary diventò, grazie a una volontà di mistificazione ambigua (Gary e Ajar significano rispettivamente “brucia!” e “la brace” in russo; frasi di uno scrittore si trovano nell’altro), l’unico scrittore a ottenere due volte il Premio Goncourt.
Per indagare il mondo letterario parigino e l’insieme della stampa, Gary aveva convinto un suo parente Paul Pavlovitch di assumere l’identità di Emile Ajar e di attribuirsi quindi la paternità del romanzo e, fino alla morte di Gary, nessuno scoprì la verità.
Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980, un anno dopo che la sua ex-moglie (l’attrice americana Jean Seberg), era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina a soli 40 anni, fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato.
Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, ‘tombeur de femmes’, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il vero colpo di scena arrivò.
Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l’inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, altri non era che Romain Gary.
L’episodio Ajar fu lo sberleffo alla Parigi letteraria di un autentico genio della lingua, disprezzato dalla critica mentre era in vita, considerato autore reazionario perché diplomatico gollista.
“La vita davanti a sé” è stato adattato al cinema nel 1977 da Moshé Mizrahi, e ottenne l’Oscar come miglior film straniero. La straordinaria Simone Signoret nel ruolo di Madame Rosa ottenne il César come miglior attrice.
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