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Fontamara

gennaio 4th, 2010 by Blanche in Autore, Genere, Ignazio Silone, Romanzo

Fontamara.jpeg «Se la parola poesia ha un senso, è qua che la ritrovi, in questo spaccato di un’Italia eterna e rustica, in queste descrizioni di cipressi e di cieli senza eguali e nei gesti secolari di questi contadini italiani”».

Così scrisse Albert Camus a proposito di  Fontamara, scritto in pochi mesi durante l’anno 1930 da Ignazio Silone mentre era in esilio politico in Svizzera.

Il romanzo, che rappresenterà uno dei casi letterari del secolo, viene pubblicato soltanto nel 1933 a Zurigo, dove nel frattempo Silone si trasferisce entrando in contatto con l’ambiente culturalmente fervido che la città offre anche grazie alla presenza di numerosi rifugiati politici tra i quali spiccano importanti artisti, intellettuali, letterati.

Fontamara è il nome immaginario di un piccolo villaggio di montagna, derivato da Fonte amara, carico di significati allusivi per le vicende che vi si svolgono, in gran parte originate dalla incredibile contesa per un ruscello di acqua che è ragione di vita per la povera comunità che vi abita e che pertanto può assurgere a dolente metafora di una lotta disperata per la sopravvivenza.

L’autore situa questo villaggio nella Marsica, parte dell’Abruzzo che conosce bene perché vi è cresciuto. Il romanzo racchiude in sé un intero mondo: il mondo dei “cafoni”.

Fontamara è «un antico e oscuro luogo di contadini poveri situato nella Marsica… a mezza costa tra le colline e la montagna», dove i giorni, come i soprusi, si ripetono sempre uguali.

Una serie di fatti «imprevisti incomprensibili» sconvolgono però l’esistenza di questo microcosmo. L’avvento del fascismo, giù in pianura, ne viene a turbare la vita «stagnante da tempi immemorabili», a tal punto da portare i suoi abitanti alla fame, togliendo loro l’elettricità e deviando il corso d’acqua grazie al quale i Fontamaresi irrigavano i campi.

La loro incapacità di comprendere questi cambiamenti diventa una colpa, e così, inconsapevolmente, il piccolo paese finisce per essere conosciuto come covo di agitatori. Al furto dell’acqua si aggiunge ora la violenza delle squadracce fasciste, che invadono il paese, minacciano, e stuprano le donne.

Durante una grande adunanza politica fascista nel capoluogo, in cui sfilano grosse autorità, viene definitivamente chiarito il grande equivoco sulla spartizione delle terre del Fucino, che costituivano la suprema speranza dei giovani contadini di Fontamara.

Tra questi un giovane, Berardo Viola, uomo fortissimo e intelligente, comprende l’inganno fatto ai danni della povera gente, e diventa il leader politico dei contadini affamati di terre.

Egli è il primo vero eroe socialista siloniano, amante della giustizia e fiducioso in un rinnovamento della società. Decide di autoaccusarsi e di sacrificarsi per la salvezza di quel misterioso personaggio chiamato il «Solito Sconosciuto», poiché più di lui è in grado di guidare la resistenza alle nuove ingiustizie creando un giornale, il primo “giornale dei cafoni”.

In Fontamara, quindi, Ignazio Silone, denunciando lo sfruttamento e la rassegnazione secolari dei contadini dell’Abruzzo, narra la vicenda simbolo degli emarginati di tutto il mondo in conflitto con la “società degli integrati” e racconta la speranza che anche i “cafoni”, affrontando terribili prove, possano acquisire una coscienza di classe.

Silone sceglie una lingua semplice per raccontare di persone semplici e ci dà un ricco contributo documentario per la conoscenza del meridione italiano.

Per la prima volta nella letteratura italiana i cafoni sono protagonisti e narratori: Fontamara ha avuto un grande successo in tutto il mondo e traduzioni in moltissime lingue, come a confermare che «… i contadini poveri, gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i fellahin i coolies i peones i mugic i cafoni, si somigliano a tutti i paesi del mondo… », come afferma Ignazio Silone nella prefazione del romanzo.

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