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La prima mano

gennaio 26th, 2010 by Blanche in Autobiografico, Autore, Genere, Rosetta Loy

La prima mano.jpg La prima mano è sostanzialmente la storia dell’infanzia dalla scrittrice romana Rosetta Loy. E’ infatti ambientato nella sua città natale, Roma, prima e durante la seconda guerra mondiale.

Si tratta dell’ultimo lavoro della Loy, pubblicato originariamente in francese nel 2007, e pensato appositamente per il pubblico transalpino, su invito di Colette Fellous, che dirige la collana Traits et portraits per l’editore Mercure de France.

Il libro è stato accolto dalla critica come un capolavoro ed è stato acclamato con grande entusiasmo dal pubblico. In Italia è stato pubblicato nel 2009 da Rizzoli.

La storia è incentrata sulla sua infanzia con particolare attenzione alla storia del padre, amato profondamente dalla narratrice; infatti è la sua la mano a cui il titolo fa riferimento.

La narrazione parte con il fidanzamento del padre, un ingegnere piemontese, con la sua giovane impiegata; un fidanzamento fortemente contrastato dalla madre di lui, ma che alla fine porterà i due protagonisti fino al matrimonio, dalla cui unione nasceranno un figlio maschio e tre femmine, l’ultima delle quali è l’autrice stessa.

Successivamente, nel romanzo, si avviano i ricordi diretti della Loy, quelli tipici dello sguardo di una bambina che vive una vita privilegiata; rievoca infatti le vacanze al mare e in montagna con la famiglia, le cameriere e le balie, la scuola.

Ma a queste immagini si sommano inevitabilmente anche quelle della seconda guerra mondiale, con i problemi della scarsità di cibo e le varie privazioni che ogni guerra comporta. Quindi scorrono inesorabili i ricordi del conflitto: la fame, l’occupazione, le stragi naziste, i bombardamenti su Roma, fino all’arrivo degli americani.

E tra i primi disagi che l’adolescenza comporta e le scene belliche di desolazione, continua un’inarrestabile carrellata di ricordi, permettendo così alla narratrice la descrizione di una realtà che, ai suoi occhi di bambina prima, e di adolescente dopo, si stava sgretolando tutto intorno.

Ci sono i primi turbamenti, l’infelice consapevolezza del proprio corpo. I viaggi con la famiglia su improbabili treni, mentre scene belliche di desolazione passano nel sole dell’estate davanti al portellone aperto del vagone bestiame.

La narratrice percepisce il mondo che si sgretola fuori dalle sue stanze e intanto coltiva un senso di universale compassione che non la lascia mai, neanche quando nell’età matura conosce l’amore più doloroso e profondo.

La narrazione è accompagnata da fotografie che fissano momenti della sua storia personale, stati d’animo, atmosfere, sentimenti che si riflettono nel racconto senza necessariamente corrispondervi, immagini che conservano la loro parte di segreto e che rimandano ad altre immagini o a parole o a un gusto, come quello del cioccolato con l’arrivo a Roma degli americani, “ i nostri liberatori nonché conquistatori ”

La rivista francese Livres Hebdo lo ha definito un memoir alle radici del suo essere, dove la nostalgia è intelligente, pudica e senza effusioni, eppure carica di una tenerezza violenta e sensuale.”

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