Novecento
gennaio 28th, 2010 by Diego in Alessandro Baricco, Autore, Genere, Monologo
Nella prima pagina Alessandro Baricco dice di aver scritto questo testo per l’attore Eugenio Allegri e il regista Gabriele Vacis. Loro lo hanno reso un monologo, presentato al festival di Asti come spettacolo nel luglio 1994.
“ Adesso che lo vedo in forma di libro, mi sembra piuttosto un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere al alta voce. [...] A me sembra una bella storia, che valeva la pena di raccontare. E mi piace pensare che qualcuno la leggerà.”
Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento, per tutti Novecento, è il bambino nato sul piroscafo Virginian e abbandonato quando era ancora in fasce. Fu trovato da Danny Boodman, un macchinista del piroscafo che gli assegnò il nome completo T.D. Lemon (dalla cassetta di limoni che recava quella scritta in cui fu ritrovato) e Novecento (dal nome del secolo in corso).
Danny Boodman lo crebbe come se fosse suo figlio, nel buio della sala macchine, nel continuo martellare dei motori e dei pilastri d’acciaio. Alla morte del padre, Novecento sparì, si nascose perchè il capitano aveva deciso di farlo scendere dalla nave.
Ma una notte si sentirono delle note provenire dalla sala principale del Virginian, era Novecento che suonava il pianoforte intonando una dolce e malinconica melodia. Da allora Novecento fu il primo musicista del Virginian e, con il suo pianoforte, accompagnava la band che intratteneva gli ospiti della prima classe nella Grande Sala.
I viaggiatori che avevano l’onore di conoscerlo potevano soltanto dire, una volta scesi a terra: “E’ straordinario, non ho mai sentito nessuno suonare così, è nato lì”. Ma più passavano gli anni, più opprimente diventava la pressione dei compagni del Virginian per farlo scendere da lassù.
Il loro era il desiderio di fargli riuscire finalmente a vedere cosa c’è al di là, di fare carriera, di spiccare finalmente il volo. Ma Novecento non si spinse mai così lontano, e soltanto una volta arrivò così vicino alla terraferma da riuscire quasi a toccarla:
“Non è quel che vidi che mi fermò, e quel che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne/ C’era tutto/ ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo/ Ora tu pensa un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno piò fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi/ che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita/ Se quella tastiera è infinita, allora/ Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.”
Giuseppe Tornatore nel 1998 ci fece un film, la leggenda del pianista sull’oceano. Il libro, che in realtà è concepito come monologo teatrale, si legge in 2 ore. Il film dura più o meno lo stesso tempo… Dunque, se avete 4 ore di tempo libero, leggete il libro o guardate il film, e poi, per le 2 rimanenti, piangete quanto vi pare.
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