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Saltatempo

gennaio 28th, 2010 by Diego in Autore, Genere, Romanzo, Satirico, Stefano Benni

saltatempo“Ma la memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina”.

Baruch scrutò verso i monti, come se cercasse le orme dei suoi passi, e di quelle dei suoi compagni.

“Torneranno” disse tristemente “tra vent’anni o trenta ma torneranno. Non vedremo cingolati entrare in paese, non parleranno tedesco. Sorrideranno e avranno delle belle auto ammirate da tutti. Vestiranno giacche di sartoria invece della divisa di ordinanza. Non gireranno le squadracce, ma si sparirà in silenzio, cancellati in qualche nuovo modo elegante. Così sarà [...]“

… “Se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché” canticchia Lupetto mentre cammina verso le scuole elementari del suo paese. Intento a rubare un grappolo di Schizzozibibbo incontra un uomo, alto e con una barba bianca e lunga, una specie di barbone, un Dio, che mostrava un’invisibile eleganza probabilmente dovuta al vecchio cane al suo fianco.

“Questa è vita” dice mentre si divora un fungo boledro, e cattura l’attenzione di Lupetto che entra in conversazione con lui. Qui, il Dio-barbone dona a Lupetto un orologio, ma non un orologio da polso, nè un orologio da stanza, nè un orologio da taschino…un orobilogio, un orologio interno.

“Ecco questo è il rumore dell’orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fra curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. E’ un tempo che non  puoi misurare nè coi cronometri nè col più sofisticato astromacchinario. E’ il tempo tuo, misura la tua vita che è unica, e quindi è diverso dal mio e da quello di Gabriele, il mio emerito cane.

Da allora in poi Lupetto è Saltatempo, un ragazzo singolare e combattivo che cresce “tutto d’un pezzo”, facendo esperienze nel mondo che sta cambiando ([...] dal sesso, al viaggio, alla fede politica dall’impegno militante e dalla coscienza che tutto sta cambiando”). Il suo orobilogio lo accompagna anticipandogli il tempo che verrà, e mostrandogli la tortuosità degli eventi che sarà costretto ad affrontare, così com’è.

Saltatempo è la storia di un tempo, dagli anni cinquanta alla fine degli anni sessanta, ed è la storia del vortice delle esperienze, che il cambiamento del mondo annuncia a un ragazzo di campagna.

Lupetto ha vissuto nella cultura dei campi, delle praterie sterminate, dei giochi nel fango, e si ritrova a confrontarsi con la molteplice realtà delle strade asfaltate, dei palazzoni celesti, del movimento sfrenato, della conoscenza degli amori, della perdita degli amici, del cambiamento di un paese, l’Italia, che è preda consapevole delle correnti politiche.

Nella città in cui si muove tutto, comprese le esperienze. Ogni cosa prende vita, o almeno sembra, e nell’immenso labirinto del tempo il cambiamento ti attraversa, lasciandoti la piena coscienza che tutto, in realtà, rimane così com’è.

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