L’isola del tesoro
gennaio 30th, 2010 by Diego in Autore, Genere, Robert Louis Stevenson, Romanzo
“Quindici uomini sulla cassa del morto, yo ho ho! E una bottiglia di rum per conforto”
“L’isola del tesoro” fu pubblicato per la prima volta a puntate nella rivista per ragazzi Young Folks negli anni 1881-1882, con il titolo Sea Cook, or Treasure Island (“Il cuoco del mare, ovvero l’isola del tesoro”).
Stevenson ebbe l’idea del libro quando si trovava in un cottage di famiglia a Braemar, nelle Highlands scozzesi. Il figliastro Lloyd Osbourne era intento a disegnare ad acquerello la mappa di un’isola.
Stevenson, incuriosito dal disegno, cominciò a immaginare i nomi delle aree dell’isola, attribuendo ad ognuna un particolare significato. L’idea di Stevenson fu supportata dall’entusiasmo di Lloyd che disse quanto sarebbe stato bello se quest’isola avesse avuto delle storie da raccontare.
Robert Louis, dopo aver completato il disegno della mappa, iniziò a scrivere i primi capitoli di quello che sarebbe diventato il suo romanzo più celebre, ignaro del fatto che sarebbe stato innalzato sul podio dei più grandi scrittori di tutti i tempi.
La storia del libro è travagliata, perchè travagliata fu la vita di Stevenson durante la stesura. Costretto ad allontanarsi da Londra per via di un malessere fisico ai bronchi andò a Davos, in Svizzera, dove l’aria di montagna dava un po’ di sollievo allo scrittore. Da lì, fu possibile interrompere le brusche frenate della scrittura, che lo avevano tormentato nella sua patria.
Sulla rivista Young Folks il romanzo non ebbe molto successo. Ma quando, poco tempo dopo, venne pubblicato il libro, la celebrità di Stevenson toccò il cielo, ricevendo complimenti e inaspettati ringraziamenti da pubblico e critica.
D’altronde è una storia fantastica. Pirati e giovani uomini, isole maledette e combattimenti spietati, vecchi selvaggi e valorosi capitani, storie e personaggi che già conosciamo, ma che hanno un unico Big Bang… l’isola del Tesoro.
Il libro racconta di un ragazzo (voce narrante), Jim Hawkins, che viene scaraventato dagli eventi da una vita costante e monotona alla più grande avventura che si possa immaginare e raccontare, sempre che se ne esca vivi.
Jim aiuta a gestire la locanda di famiglia, “Ammiraglio Benbow”, con la mamma, dopo la morte del padre. In seguito alla morte di uno dei clienti, Billy Bones, Jim ritrova nel suo baule la mappa del tesoro del leggendario capitano Flint.
Jim mostra la mappa ad alcuni amici,che comprendono che si tratta della mappa in cui è nascosto il leggendario tesoro del capitano Flint. Nell’assoldare la ciurma per il viaggio, senza saperlo, scelgono alcuni vecchi soci di Flint, fra cui Long John Silver.
Il capitano della nave, Smollett, decide di liberarsi di Silver e dei suoi soci concedendo loro di sbarcare sull’isola del tesoro per riposarsi, con la recondita intenzione di abbandonarli. Senza dirlo a nessuno però Jim scende a terra con i pirati, dai quali però poi fugge. Addentrandosi nell’isola, Jim incontra un strano individuo,un ex- marinaio di Flint, abbandonato sull’isola tre anni prima, da alcuni marinai a cui aveva rivelato che sull’isola era presente un tesoro.
Nel frattempo anche Smollett e gli altri membri dell’”equipaggio fedele” sono sbarcati e si sono insediati nel vecchio rifugio di Flint. Jim li raggiunge e racconta loro dell’incontro con Gunn. Di seguito una battaglia in cui gli ammutinati assaltano il rifugio. Ansioso di partecipare all’azione, Jim esce dal rifugio e con la canoa di Ben Gunn va verso l’Hispaniola, ne taglia le corde e la porta ad arenarsi in un luogo sicuro, sfuggendo al tentativo di Israel Hands di ucciderlo. Tornato al rifugio dei suoi, scopre che i pirati l’hanno infine conquistato, e viene fatto prigioniero.
Mentre Jim è prigioniero, Silver viene deposto dai suoi stessi uomini, e si trova in pericolo di vita; riesce però a farsi riaccettare come capo e, in questa operazione, salva anche la vita a Jim. Così quest’ultimo è costretto a restituire il favore a Silver giurando di difenderlo davanti al tribunale per salvarlo dalla forca.
“Fin dall’ infanzia, Robert Louis Stevenson è stato per me una delle forme della felicità”. Questa frase di Borges è il filo che attraversa le pagine che sono su libro, dove si parlerà di Stevenson come conduttore di felicità. Chiudete gli occhi, e aprite i cancelli della mente, dell’immaginazione e percepirete la sensazione di bagnarvi, di combattere con le pistole, di affondare una nave e di arrivare ad un tesoro che… Buona Lettura!
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