Il cannocchiale d’ambra
febbraio 3rd, 2010 by Diego in Autore, Fantasy, Genere, Philip Pullman
“Noi dobbiamo essere tutte quelle cose difficili: sereni, gentili, desiderosi di sapere, coraggiosi, pazienti, e dobbiamo studiare e pensare, e impegnarci, tutti, in tutti i diversi mondi, e soltanto allora costruiremo…” [...]
“E soltanto allora cosa?” domandò il daimon con aria assonnata. “Costruiremo cosa?”
“La repubblica dei cieli” disse Lyra.
“Il cannocchiale d’ambra” è il terzo e ultimo capitolo della trilogia “Queste Oscure Materie” di Philip Pullman, edito nel 2000.
Lyra e Will si sono finalmente incontrati, le loro personalità, i loro caratteri, i due mondi si sono fusi. Con “Il cannocchiale d’ambra” la vicenda raggiunge la conclusione. In questo libro, inoltre, Pullman inventa nuovi e fantastici personaggi: i gallivespiani, orgogliosi guerrieri a cavallo di libellule dai colori sgargianti; i mulefa , strane creature che viaggiano su ruote, dotate di linguaggio e della capacità di vedere la Polvere. Vengono aperti anche nuovi mondi, arrivando perfino nel regno della Morte.
Lyra è sotto la protezione della signora Coulter, sua madre, che la tiene nascosta in una grotta, lontana dalle grinfie del Magisterium. Quest’ultimo, cosciente del ruolo di Lyra nel destino del mondo, ingaggia Padre Gomez affinché uccida la figlia della signora Coulter al più presto.
Intanto Mary Malone, una scienziata, lascia il suo mondo e raggiunge un mondo popolato da strane creature, i mulefa, i quali riescono a vedere la Polvere. Mary sta con loro e si fa aiutare a costruire il cannocchiale d’ambra, uno strumento che le permette di osservare le particelle della Polvere.
Will sta cercando Lyra, aiutato dall’orso Iorek Birnison. Lord Asriel invia delle spie, due gallivespiani, che incontrano Will. All’inizio Will crede che siano nemici, ma poi si riveleranno essere amici e contribuiranno in grossa misura a trovare Lyra.
Dopo che viene salvata, Lyra si sveglia e dice di aver fatto uno strano sogno. Ha sognato Roger. Lei vuole andare nel regno dei morti per rincontrarlo ancora. Will la segue. Tuttavia nel regno dei morti Lyra non può portare con sé Pantalaimon, il suo daimon, e neanche Will, il suo daimon interno.
Più tardi si scoprirà che sia Pantalaimon che il daimon di Will hanno acquisito la loro forma definitiva. Nel regno dei morti, accompagnati dagli amici gallivespiani, Lyra e Will incontrano Roger, e soprattutto il padre di Will. Entrambi decidono di salvare da quell’inferno le anime vaganti e Will apre una breccia con il potente coltello liberando un grandissimo numero di anime, che sono finalmente libere di smaterializzarsi nell’atmosfera, riconciliandosi con tutte le cose.
Lord Asriel intanto sta preparando la ribellione contro Metatron, il dio tiranno che è al comando del regno dei cieli. La battaglia sancisce la sconfitta di Metatron, grazie all’astuzia della signora Coulter, che si ricongiunge con il marito, Lord Asriel. Purtroppo i due incontrano la morte insieme con quella di Metatron.
Lyra deve compiere il suo destino. Con Will incontra Mary, che li informa di quando era suora e poi, innamoratasi di un uomo, aveva deciso di partire. Lyra percepisce qualcosa. Sente un’emozione pervadergli il petto, si è innamorata di Will. Anche Will si è innamorato di lei. Ma Padre Gomez appare. Tuttavia prima di riuscire a uccidere Lyra, viene ucciso da Balthamos.
Lyra e Will non possono vivere nello stesso mondo. Hanno capito l’importanza e il ruolo della Polvere per l’equilibrio dei mondi e vogliono preservarla. Inoltre i due sanno che, ogni volta che una finestra su un altro mondo viene aperta, nasce uno spettro. Dunque bisogna chiudere tutte le finestre. I due decidono, però, di lasciare aperta almeno quella del regno dei morti, promettendo di aiutare le persone a migliorare, aumentando così la consapevolezza e la quantità della Polvere.
Per Will e Lyra è giunto il momento di separarsi, proprio ora che hanno scoperto i loro sentimenti. Ma le loro vite sono attaccate ai rispettivi mondi, che non possono fondersi più. Ciao Lyra e Will…
Nel cannocchiale d’ambra la storia diventa grandiosa, epica, sfrontata e dissacrante, esplora i recessi più profondi dell’animo, supera i confini tra cielo e terra, in un’entusiasmante e insieme poetica unione di avventura, filosofia, mito e religione.
I livelli di lettura si moltiplicano: i lettori più giovani possono immedesimarsi nei due protagonisti e seguire l’avventura mozzafiato, meravigliarsi, tremare e rimanere abbagliati dalle rivelazioni che i illuminano alcuni oscuri aspetti della vicenda; gli altri possono apprezzare la forza intellettuale di un formidabile pensatore, il gioco dei riferimenti, la temerarietà dell’interpretazione.
Pullman usa lo strumento del fantasy per parlare della realtà, e costruisce un universo di meraviglia e riflessione: un territorio mai visitato dalla poesia e dalla prosa, un vero e proprio nuovo mondo della narrativa.
“Philip Pullman ha un modo di raccontare ipnotico…è capace di illuminare il giorno più buio e lo spirito più grigio con l’incandescenza della sua immaginazione”. The Indipendent
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