Zone
febbraio 19th, 2010 by Blanche in Autore, Genere, Mathias Enard, Romanzo
«I binari sono la struttura del mio romanzo (dice Mathias Énard), i limiti dell’affresco personale che ho intitolato “Zone”, in omaggio al poema di Apollinaire (cf: il poema in apertura alla raccolta “Alcools” del 1913). Apollinaire è stato il primo grande poeta francese moderno; era affascinato dal progresso, dalla tecnologia, dalla modernità del XX secolo. Io uso il ritmo della ferrovia per parlare degli infiniti orrori che hanno insanguinato il Mediterraneo».
Zone è l’ultimo libro di Mathias Enard, nonché il più ambizioso e famoso; ha vinto diversi premi nel 2008, anno della sua pubblicazione. Oltre ad essere uno scrittore, Enard è uno dei specialisti dell’arabo, lingua che insegna all’Univesità di Barcellona e di cui ha perfezionato la conoscenza attraverso numerosi viaggi nel mondo arabo.
Potremmo definirla così: si tratta di un’opera epica che racconta, in una frase lunga 517 pagine, le guerre del XX secolo.
In effetti, il libro è stato subito individuato nel mucchio dei libri della rentrée letteraria francese di settembre 2008, come «quello composto di una frase sola». Il libro, diviso in 24 capitoli, (come i 24 canti come l’Iliade ripetutamente evocata nel racconto) contiene virgole, trattini ma neanche un punto.
Dimenticando la totale assenza di capoversi e paragrafi, il lettore segue il flusso ininterrotto dei pensieri del narratore, un certo Francis Servain Mirkovic, franco-croato, ex volontario nelle guerre della ex Jugoslavia, poi agente dei servizi segreti francesi al servizio dei quali non ha condotto azioni sul campo ma si è immerso in decine di biblioteche e archivi, ha partecipato a centinaia di riunioni e incontri, accumulando una documentazione preziosa.
Intenzionato a cambiare vita, Francis ha raccolto questa documentazione nella valigia che lo accompagna sul treno notturno Milano-Roma per venderla a caro prezzo al Vaticano, nella speranza di lasciare definitivamente «la Zona» e cambiare vita.
Durante i 500 chilometri del viaggio in treno passa al vaglio la sua carriera in un flusso di memorie che attraversa i campi di battaglia del Mediterraneo: dall’Algeria, al Libano, per arrivare in Jugoslavia. E al Mediterraneo epico ed eroico delle grandi battaglie che rimontano all’Iliade e all’antichità, la «Zona» delle continue guerre, dell’immenso insieme di corpi che giacciono sotto le città più belle del mondo.
Scrive Enard: “La vita può assomigliare al brutto dépliant di un’agenzia di viaggi, Parigi Zagabria Venezia Alessandria Trieste Il Cairo Beirut Barcellona Algeri Roma, o a un manuale di storia militare.”
Zone è una grande opera narrativa sulla guerra e sulla disperazione. Francis fa esperienza in maniera indiretta dei crimini commessi nel corso del XX secolo, dal punto di vista delle vittime e di quello dei loro carnefici. Le regioni in cui si svolge il romanzo sono le destinazioni assolate frequentate da milioni di turisti che ignorano di “ballare sui cadaveri”.
Come ha scritto Grégoire Leménager sul Nouvel Observateur, Zone non è tanto un romanzo, bensì “un treno fantasma popolato dai crimini contro l’umanità, dalle oppressioni, e dagli autori ossessionati dalla violenza (Burroughs, Lowry, Joyce…)”.
Enard è stato in grado di riproporre in una forma linguistica sottile, le sue approfondite conoscenze sulla guerra, sui crimini e sulla condizione umana. Zone è una nuova Iliade, il ritratto di un secolo di barbarie che non si è ancora concluso e che per questo non ci lascia requie.
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