Il sole nudo
marzo 18th, 2010 by Diego in Autore, Fastascienza, Genere, Isaac Asimov
“Elijah Baley combatteva con ostinazione il panico. Era due settimane che montava. Forse ancora di più.
Aveva incominciato a montare fin da quando lo avevano chiamato a Washington per dirgli tranquillamente che i suoi compiti erano cambiati.
La chiamata a Washington era stata di per sé abbastanza sconvolgente. Era giunta senza particolari, una pura e semplice convocazione, e così era già peggio. Conteneva allegato un biglietto d’andata e ritorno per via aerea, e questo era ulteriormente peggio.
In parte dipendeva dal senso d’urgenza implicito nell’ordine di un viaggio aereo. E in parte era il pensiero dell’aereo, semplicemente quello.
Eppure quello era solo l’inizio del disagio, ancora facile da soffocare.”
“Il sole nudo” è il secondo libro appartenente al Ciclo dei Robot, pubblicato nel 1957. Fra l’ottobre e il dicembre del 1956 apparve sulla rivista Astounding Science Fiction e, in seguito, i racconti vennero raggruppati in un unico volume.
Ancora una volta Asimov dimostra come è possibile applicare la fantascienza ad un romanzo giallo: il libro è una detective story che ha ancora come protagonista Elijah Baley, già incontrato in “Abissi d’acciaio“.
Elijah Baley viene incaricato dal governo terrestre di risolvere un caso di omicidio avvenuto sul pianeta Solaria. Solaria è un pianeta in cui la densità di popolazione è bassissima rispetto alla terra, e il rapporto tra robot e uomo è di circa 10000:1.
I pochi abitanti, inoltre, vivono in completo isolamento e, per di più, hanno un sistema di gestione demografica che prevede un serrato controllo delle nascite. Elijah Baley è l’unico poliziotto, insieme a Daneel Olivaw, presente sul pianeta Solaria, che non possiede un corpo di polizia.
L’assassinato è un “fetologista”, cioè uno scienziato fetale, che lavorava nel centro nascite sul pianeta Solaria. Baley e Daneel indagano e, nonostante le difficoltà, riescono a risolvere presto il caso d’omicidio, indicando Jothan Leebig, un roboticista, come autore del delitto.
Infatti Leebig cercava di sfruttare una difetto nella formulazione della Prima Legge dei robot (un robot non può recare danno a un essere umano nè permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno) individuando la “crepa” nel concetto di “coscientemente”.
Un robot può causare un danno se questo non si rende conto che sta nuocendo all’essere umano. In questo modo Leebig uccide il fetologista tramite sua moglie Gladia, e addirittura scaglia i robot contro i poliziotti.
Leebig è riuscito a governare i robot. Baley immagina le conseguenze di questo potere: una guerra combattuta dai robot. Leebig si suicida prima di essere arrestato. Essendo un solariano, aveva il terrore del contatto umano. Non sapeva però che ad averlo arrestato sarebbe stato Daneel Olivaw, un robot dalle sembianze completamente umane.
Elijah inoltre copre la colpevolezza di Gladia trasferendola sul pianeta Aurora, a recuperare la sua componente umana e sociale, repressa su Solaria. Elijah e Daneel tornano sulla Terra, senza le opportune informazioni sul sistema solariano. Tuttavia Elijah comprende perfettamente le debolezze del suo pianeta che emergeranno, comunque, nei romanzi successivi.
Asimov in questo secondo capitolo del “Ciclo dei Robot” sottolinea le differenze e i difetti dei pianeti Solaria e soprattutto della Terra.
Solaria è il pianeta delle distanze sia fisiche che sociali. Gli abitanti, pochissimi, sono sottoposti ad una precisa selezione artificiale alla nascita, e vivono in completo isolamento fra loro. Vivono soli, o al massimo con il coniuge, ma ogni contatto fisico è considerato “sporco” e ripugnante. Le comunicazioni avvengono tramite ologrammi e l’economia è mantenuta dal lavoro effettuato dai robot.
La Terra è sull’orlo dell’abisso. In parte letteralmente, perchè il pianeta vive su un abisso. Come nel libro precedente, Asimov accentua la pesante condizione terrestre, in cui gli abitanti vivono nel sottosuolo e hanno sviluppato una marcata forma di agorafobia. C’è da chiedersi soltanto se Asimov ha immaginato un futuro plausibile per il nostro pianeta.
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