E l’uomo incontrò il cane
marzo 25th, 2010 by Elisa in Autore, Genere, Konrad Lorenz, Saggio
Questo piacevole ed interessante libro di di Konrad Lorenz ci descrive in pochi capitoli le origini e l’essenza profonda del rapporto uomo-cane.
Dai nostri antenati vissuti ai tempi della pietra che per primi stabilirono un contatto con gli sciacalli, agli abitatori delle palafitte che iniziarono ad accogliere canidi nelle loro dimore, all’uomo moderno che ama circondarsi dell’affetto e dell’allegria di un cane soprattutto per motivi affettivi.
Lorenz ci parla delle radici della fedeltà del cane al padrone (diverse in cani che derivano da antenati selvatici tipo sciacallo o tipo lupo), dell’educazione dei cani domestici, del rapporto tra cani e bambini, e di molto altro ancora.
Esperto allevatore di razze canine, quello che dice deriva da esperienze dirette e personali, fatte con animali suoi: Stasi, Tito, Bingo, Senta, Pygi sono infatti i simpatici e formidabili protagonisti di mille aneddoti singolari.
Emerge sempre chiara la predilezione dell’autore per i cani più istintivi, di carattere, e un atteggiamento di grande rispetto ed ammirazione verso questi animali che hanno da sempre accompagnato le sue giornate, spesso stupendolo e facendolo sentire in colpa per non essere in grado di ricambiare pienamente il loro amore sconfinato.
Insomma: una narrazione fluida, divertente, stimolante, profonda, con vari rimandi a esperimenti scientifici e a considerazioni etologiche.
L’ultimo capitolo, il più commovente, parla della morte dei cani cari. Lorenz se la prende un pò con chi, con la scusa che non sopporterebbe di veder morire il proprio animale, rinuncia ad allevarne uno. E ci mostra come, sebbene via via i suoi adorati compagni siano morti uno dopo l’altro, tuttavia essi continuano a vivere e a trotterellare accanto a lui anche se adesso c’è un nuovo cucciolo nella sua vita.
“Quando Susy va a caccia di topi su un bel prato asciutto, con quei grandi salti ad arco tipici di molti animali cacciatori di topi e con quell’esagerata passione per questa attività che distingueva la sua antenata chow Pygi I, in quel momento lei è Pigy I.
E quando durante l’addestramento a cui ci dedichiamo da qualche tempo, al momento di ubbidire al comando ‘a cuccia!’, escogita per potersi alzare gli stessi stupidi pretesti che la sua bisnonna Stasi escogitava undici anni fa, oppure quando, come quella, si bagna con incredibile voluttà in ogni pozzanghera e poi arriva a casa tutta fradicia con l’aria della più perfetta innocenza, allora lei è Stasi.
E infine, quando per silenziosi sentieri in mezzo ai prati, su polverose strade di campagna, oppure in città mi cammina alle calcagna con tutti i sensi tesi a non perdermi, allora lei è tutti i cani che mai abbiano trottato alle calcagna del loro padrone, dal giorno in cui il primo sciacallo dorato cominciò a farlo: una somma incalcolabile di amore e fedeltà!”
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ottobre 8th, 2010
Lorenz, come non amarlo, come non defiirlo uno dei piu’ amirevoli scienziati di tutti tempi. La sua “rivoluzione”, per un “singeriano” come me, e’ pari in importanza a quelle di Aristotele, Tolomeo, Galieleo e…Frued. Non solo in ordine alla fondazione dell’erologia ma in senso piu’ ampio, dopo i secoli di errori/orrori cartesiani o pavloviani, come fondamentale revisione epistemologica e forse metafisica.
Quello che posso dire a proposito del suo lavoro sui cani e’ che e’ fondamentale.
Almeno per uno come me che, in tempi di post-modernita’ e di vacatio dei fondamenti (da Baudrillard a Feyerabend), ha appreso ed ancora apprende molto di piu’ sul concetto di verita’ e su quello di “linguaggio emotvo” da Abigail (Australian shepard) e Sophia (Golden Retriver) che in tutti i libri di filosofia che ho avuto modo di incontrare messi assieme.
Come un non-vedente mi faccio guidare da i miei angeli a quattro zampe e, a differenza di Heidegger, non mi serve Holderlin per avere barlumi sull’essere, mi basta vedere come mi scondinzolano il “buon giorno” ogni mattina per capire cosa significhi “esser-ci”