Ogni cosa è illuminata
aprile 27th, 2010 by Blanche in Autore, Genere, Jonathan Safran Foer, Romanzo
Pensando al romanzo di Jonathan Safran Foer, credo che abbiamo la tendenza, nella maggiore parte dei casi, a dimenticare che i film di successo sono spesso tratti da libri che andrebbero letti, secondo me, prima di vedere l’opera cinematografica.
Invece spesso ci limitiamo a guardare il film tralasciando l’opera letteraria, il che non rende omaggio al lavoro dello scrittore… sarà forse colpa della pigrizia così radicata nell’uomo moderno!
Fatto sta che Ogni cosa è illuminata è prima di tutto l’opera dello scrittore americano Jonathan Safran Foer, per l’esattezza la sua prima opera pubblicata nel 2002, quando l’autore aveva solo 25 anni.
Il titolo del libro è una citazione da L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, il celebre romanziere ceco.
Il romanzo narra la storia di Jonathan, un giovane ebreo statunitense, che si reca in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che salvò la vita a suo nonno durante le deportazioni naziste.
Con solo una vecchia fotografia in mano inizia così la sua ricerca della città fantasma di Trachimbrod, lo shtetl dove suo nonno viveva all’epoca, distrutto dai nazisti durante la guerra e perciò scomparso dalle mappe.
Ad accompagnarlo nel suo viaggio c’è un coetaneo ucraino, Alexander Perchov, detto Alex, che lavora per l’agienzia di viaggi di famiglia “Viaggi Tradizione”, il nonno di Alex che, a dispetto di una cecità psicosomatica, fa l’autista e ad una cagnetta maleodorante, chiamata Sammy Davis Jr Jr, in onore del cantante preferito dal nonno.
Tre personaggi alquanto stravaganti ma con cui Jonathan stringerà presto un rapporto di amicizia. Un incontro che sembra cambiare le sorti dei protagonisti è quello con Lista, che racconta la storia del paese scomparso e ricorda, attraverso i suoi occhi e i gesti che fa, il dolore che hanno dovuto subire gli ebrei.
La storia del loro viaggio, raccontata retrospettivamente da Alex con un registro irresistibilmente comico, si alterna ai capitoli di una vera e propria saga ebraica, attraverso la quale Jonathan ripercorre, sul filo della memoria famigliare, le vicende di un villaggio dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti.
Poco a poco tutte queste storie, quella del villaggio, quella di Jonathan e del suo rapporto con Alex, quella di Alex con suo nonno, quella del passato del nonno di Alex, si mescolano assieme, dipanandosi come in un libro giallo.
Con questo racconto, Jonathan Safran Foer, ci proietta in un racconto che non è semplicemente frutto della fantasia, ma è legato ad una parte delle sue vicende familiari, e ha condiviso con noi l’inizio del viaggio alla scoperta del suo passato.
Non a caso il protagonista porta il suo stesso nome e di fatto il romanzo è ispirato alla vicenda personale dell’autore, che nel 1999 viaggiò in Ucraina per fare ricerche sulla vita di suo nonno. Nonostante non l’avesse programmato, questo viaggio risultò nel suo romanzo d’esordio.
Ma è anche un romanzo che riesce a suscitare emozioni contrastanti, sorrisi e malinconia, addirittura rabbia e risentimento, per quello che i personaggi hanno dovuto subire dalla Storia, facendoci capire che dietro ogni storia, così come in fondo ad ogni personaggio, si nasconde una realtà ben più grande ed intima di quanto si mostri dalle prime battute.
Ognuno ha un segreto, una lacrima trattenuta, un dolore che non è riuscito a superare e ad affrontare. Un romanzo che parla di persone e luoghi che non esistono più, delle verità dolorose che si celano dentro la storia di ogni famiglia, della necessità di ritrovare e reinventare di continuo il passato, per dare un senso al vivere.
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