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Metti il diavolo a ballare

luglio 2nd, 2010 by Blanche in Autore, Genere, Romanzo, Teresa De Sio

Metti_il_diavolo_ballare.jpeg Si è spogliata dei panni di cantautrice per indossare quelli della scrittrice, ecco quello che ha fatto Teresa De Sio.

Dopo anni di musica popolare e di parole attinte direttamente dal dialetto, ha scritto il suo romanzo d’esordio intitolato Metti il diavolo a ballare, una storia ambientata nella Puglia degli anni Cinquanta tra credenze popolari e drammi familiari, raccontata, come afferma la stessa autrice, con l’intento di mostrare ai giovani cosa sono il tarantismo e la taranta.

Così Teresa De Sio presenta la sua opera: “E’ un romanzo sulla taranta e il tarantismo. In luoghi tenuti lontano dagli orizzonti della storia, tra i contadini del Salento negli anni ’40, una storia di una quasi indicibile violenza praticata su una ragazzina che produce questa specie di possessione. Come ci si curava dall’infelicità? La musica veniva considerata l’escamotage. La musica come antidoto contro il morso del ragno”.

Il libro racconta la vicenda di Archina Solimène, bambina gioiosa e tranquilla nei suoi primi otto anni di vita che, da un giorno all’altro, comincia a comportarsi in modo strano: non vuole più mangiare né andare a scuola, non parla più, si cinge in vita una mappatèlla, un sacchettino ricavato da una vecchia federa di cui nessuno conosce il contenuto e dal quale non si separa mai.

Tutti pensano subito che la bambina sia stata morsa dalla tarantola, per cui vengono chiamati i suonatori in casa Solimene, perché in quel tempo si pensava che per liberare le persone mosicate dal veleno del ragno, bisognava farle ballare e sudare fino allo sfinimento.

Secondo i principi del tarantismo, lo spirito di una persona morta veniva immesso in una persona viva dal morso del ragno, la tarantola.

Con un coup de theatre finale che spiazza il lettore, l’autrice racconta la storia di una ragazzina che è anche legata alla storia di tutta una comunità: il paese di Cutrofiano, nel cuore del Salento, che accoglie la famiglia Solimène quando si trasferisce da Procida.

Scegliendo un arco di tempo che va dalla fine della Seconda guerra mondiale ai primi anni Settanta, ci dipinge durante quei lunghi e difficoltosi anni il passaggio da una cultura arcaica e rurale ad una “modernità” che fatica ad arrivare.

La De Sio svela un’altra faccia della sua poliedrica personalità (cantautrice, attrice ed ora anche scrittrice) e riesce a portare il lettore nell’arida campagna pugliese, sotto il sole cocente, a farlo partecipare al mistero della tradizione che avvolge tale terra.

Si parla di stramunella, di fatture, di tarantola, di credenze legate alla natura, alla religione, alla semplicità e all’ignoranza.

L’autrice ha scritto un bellissimo romanzo di contrasti tra fede e ragione, scienza e mistero, luce e buio, grida e silenzio, danze violente e meriggi addormentati dal sole, in un melting pot ben distribuito e accattivante.

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