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	<title>Ok Libri . com &#187; Aharon Appelfeld</title>
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		<title>Storia di una vita</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aharon Appelfeld]]></category>
		<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8221;Queste pagine - scrive Appelfeld &#8211; sono frammenti di memoria e riflessione. La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce ciò che sceglie di custodire. Non intendo dire che essa custodisce solo il bello e il piacevole. Come il sogno, anche la memoria cerca di attribuire agli eventi un qualche significato.&#8221; Tutto il male è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2324" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/a4ecbd60f91c58ecdf7b03646fcd5a01.jpg" alt="Storia di una vita.jpeg" width="175" /><em>&#8221;Queste pagine </em>- scrive Appelfeld &#8211; <em>sono frammenti di memoria e riflessione. La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce ciò che sceglie di custodire. Non intendo dire che essa custodisce solo il bello e il piacevole. Come il sogno, anche la memoria cerca di attribuire agli eventi un qualche significato.&#8221;</em></p>
<p>Tutto il male è affondato nella memoria, vi si è depositato. E insieme al male anche la solitudine, il senso di isolamento linguistico e di sradicamento culturale, la crudeltà indescrivibile degli aguzzini. </p>
<p>Ecco perché Aharon Appelfeld, ebreo deportato da bambino e sfuggito per miracolo all&#8217;inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. </p>
<p>Poi, in questo libro autobiografico, ha accettato infine il confronto con la propria memoria; impresa dolorosa che scortica l&#8217;anima perché la sua memoria nasconde l&#8217;esperienza di un&#8217;infanzia spezzata dall&#8217;orrore della Storia. </p>
<p>Aharon Appelfeld è nato nel 1932 in Bucovina del Nord, allora in Romania. Un ragazzo ebreo come tanti altri, ha vissuto esperienze dolorose e indimenticabili. </p>
<p>Ha subito la discriminazione razziale, la deportazione e la segregazione, con il padre e molti altri parenti, durante gli anni bui della guerra, è stato deportato in un campo di<span id="more-2323"></span> concentramento. Rimasto orfano, è riuscito a scappare dal lager sopravvivendo per tre lunghi anni, come un piccolo animale braccato, nei boschi dell&#8217;Ucraina con l&#8217;incubo di essere riconosciuto. </p>
<p>E&#8217; una storia incredibile, che emerge in nitidi e sofferti segmenti, fino all&#8217;approdo nella Terra promessa, Israele, e alle difficoltà che anche lì attendono un giovane solo e spaesato come lui, incapace di vivere appieno la religione e ancora legato a una lingua, il tedesco, che per lui è quella della madre, mentre per il suo nuovo paese è il terribile idioma dei persecutori.</p>
<p>Appelfeld sfida il dolore e disseppellisce quei ricordi che per poter continuare a vivere aveva spinto nelle zone buie e cieche della propria memoria, ci racconta la lotta di un ragazzo che ricostruisce la propria identità a partire dallo sradicamento degli affetti, della cultura, della lingua. </p>
<p>Così si esprime Philip Roth a suo proposito: &#8221;L&#8217;arduo viaggio che nel 1946 portò Appelfeld ad approdare sulle spiagge di Tel Aviv -spiega- sembra avere sviluppato in lui un&#8217;inesorabile attrazione per tutte le anime sradicate. Uno scrittore che ha fatto del distacco e del disorientamento un tema unicamente suo&#8221;. </p>
<p>Per noi lettori, leggere Appelfeld significa, inevitabilmente, confrontarsi con la memoria collettiva di tutti noi europei e fare i conti con quella memoria, con quel dolore mai del tutto sanato.</p>


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