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	<title>Ok Libri . com &#187; Andrea Camilleri</title>
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		<title>La caccia al tesoro</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 10:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4413" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/la-caccia-al-tesoro.jpg" alt="la caccia al tesoro.jpeg" width="175" /> A maggio scorso, dopo neanche due mesi dall&#8217;uscita del romanzo <em>Il nipote del Negus</em>, Camilleri tornava con un nuovo capitolo della saga del commissario Montalbano, il sedicesimo capitolo per essere esatti, intitolato <em>La caccia al tesoro. </em></p>
<p>Ma questa<em> </em>volta all&#8217;inizio della storia c&#8217;è un qualcosa di insolito nell&#8217;atmosfera del commissariato di Vigàta: <span>un torpore inerte invade il luogo e, mentre </span>Catarella adesso incespica tra rebus e cruciverba, Montalbano  legge un romanzo di Simenon e, distratto, va sfogliando una vecchia  annata della &#8220;Domenica del Corriere&#8221;.</p>
<p>Nessun fatto violento o cruento, neanche di scarsa entità: il risultato è che Montalbano che non sa come passare il tempo.<br />
La sua noia viene disturbata ogni tanto dalle chiamate della sua suscettibile fidanziata Livia, che appare sempre più lontana.</p>
<p><span>Eppure un diversivo arriva attraverso la strana comparsa di bambole gonfiabili, la prima nell&#8217;appartamento di </span><span>due anziani bigotti, fratello e sorella che </span>a furia di preterìe e giaculatorie, avevano rincappellato pazzia sopra pazzia. La seconda <span>ugualmente disfatta, ma data per cadavere di giovane seviziata, trovata poi in un cassonetto della spazzatura.<span id="more-4410"></span> </span></p>
<p><span>A questo fatto, giudicato inizialmente dal commissario come una stravaganza, vengono ad aggiungersi altri elementi che fanno di questa nuova avventura del commissario una storia noir, davvero inquietante e cruenta: </span>lettere anonime che in giochi enigmistici invitano il commissario ad una strana e poco credibile <span>caccia</span> al <span>tesoro</span>,  la scomparsa di una giovane e bella ragazza; e la presenza di un giovane aspirante  epistemologo preciso indentico a un Harry Potter, interessato al funzionamento del cervello di Montalbano quando conduce un’indagine; tutti questi elementi sparsi e apparentemente slegati tra  loro trovano la giusta collocazione.</p>
<p>Intorno a lui, ad accompagnarlo nel rimettere a posto tutti pezzi del puzzle, ritroviamo i soliti personaggi: Fazio, Mimì Augello, Gallo, Galluzzo e la svedese Ingrid cristallizzati nei loro ruoli, nonché Adelina e Enzo e la loro indispensabile e saporita cucina.</p>
<p>L&#8217;intero romanzo è però attraversato dalla malinconia e la solitudine che invadono sempre più spesso il commissario di Vigàta che, giunto all&#8217;età di 57 anni, s’interroga e si analizza sempre più nel profondo, a conferma che sta diventando vecchio.</p>
<p>Da notare anche un tono decisamente più cruento rispetto ai precedenti libri della serie, anche se viene  alleggerito degli equivoci che la presenza delle bambole genera in Adelina e Ingrid nella prima parte del romanzo.</p>
<p>La caccia al tesoro è sicuramente un episodio di Montalbano molto scorrevole e altamente godibile.</p>


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		<title>La rizzagliata</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3853" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp26.jpeg" alt="La rizzagliata.jpeg" width="175" /><em> &#8220;Perché la politica questo è. Fumariti &#8216;na sicaretta che non ti piaci pirchì a quello che te l&#8217;ha offerta non vuoi, o non te la senti, di diri di no.&#8221;</em></p>
<p>Il giallo (non montalbaniano) di Andrea Camilleri, <em>La rizzagliata</em>, pubblicato nell&#8217;autunno scorso da Sellerio, ha  una storia piuttosto curiosa: infatti è arrivato in Italia un anno dopo l’uscita in Spagna, dove ha pure vinto un premio, il Premio Internacional de Novela Negra. </p>
<p>Il titolo in spagnolo suggerisce la difficoltà di trasporre il «vigatese», problema che conoscono bene tutti traduttori di Camilleri: in effetti, come rendere il titolo originale, che contiene un riferimento al <em>«rizzaglio»</em>, una rete in cui restano impigliati <em>«i pesci cchiù stùpiti o i cchiù lenti, pirchì quelli cchiù sperti, videnno le reti calare, si scansano ‘n tempo»</em>?</p>
<p>La scelta spagnola è stata quella di aggirare l&#8217;ostacolo con un titolo più semplice <em>La muerte de Amalia Sacerdote</em>. </p>
<p>La metafora del titolo è molto esplicita: il termine siciliano designa una rete a forma di campana da cui è difficile scappare, come non è facile sfuggire alla rete che il potere politico, economico e mediatico costruisce attorno a una persona, soprattutto se il pesce<span id="more-3852"></span> non è furbo e abile come chi ha lanciato il <em>rizzaglio</em>.</p>
<p>Per questo romanzo ambientato in Sicilia ai tempi nostri, tutto improntato sull’importanza positiva e negativa che può avere oggi l’informazione e su come questa possa in qualche modo influire notevolmente su certe situazioni, l&#8217;autore ha dichiarato di essersi ispirato ad un fatto di cronaca, il delitto di Garlasco. Per il resto è pura invenzione&#8230;</p>
<p>Ambientata a Palermo, la vicenda ruota attorno alla redazione della RAI siciliana: Michele Caruso, il direttore del telegiornale  regionale, e Alfio Smecca, il caporedattore della testata e suo più stretto collaboratore. Sin dalle prime battute tra i due si insinua un dubbio: è proprio necessario dare la notizia che circola per i corridoi della Procura, o forse sarebbe meglio tacere?</p>
<p>La questione è molto delicata: il giovane Manlio Caputo, figlio del leader del maggiore partito della sinistra siciliana, viene accusato dell&#8217;omicidio della sua fidanzata, Amalia Sacerdote, anche lei un cognome importante perché suo padre è il  segretario generale dell&#8217;Assemblea Regionale siciliana. </p>
<p>La ragazza è stata trovata morta a casa sua con il cranio fracassato da un pesante portacenere e quel cadavere crea non pochi problemi, per le rivalità politiche dei genitori dei due giovani e per le evidenti connessioni con i poteri economico, giudiziario, giornalistico e politico dell&#8217;isola, una rete solida e ben radicata nel territorio, dalla quale è impossibile sfuggire.</p>
<p>Camilleri cerca di far riflettere il lettore sul potere che ha la televisione nel creare opinione e nel dare o non dare  importanza a qualche evento, sull&#8217;intreccio disgustoso tra informazione, potere politico, potere economico e potere mafioso.</p>
<p>Il risultato è che la sensazione che il lettore trae dalla lettura, pagina dopo pagina, è quella di un cinismo diffuso, del valore pari a zero della vita delle persone e della visione pessimistica e dolorosa che lo scrittore siciliano ha dell&#8217;umanità: perché ne<em> La rizzagliata</em> non c&#8217;è un Montalbano che ristabilisce l&#8217;ordine, non c&#8217;è chi si indigna o propone una morale  diversa da quella dominante.</p>
<p>Quello che conta per questi personaggi è non crearsi dei nemici tra i potenti, è avere l&#8217;appoggio di chi conta, è usare l&#8217;informazione, la politica, e ogni forma di potere per interessi personali, usando le armi e l&#8217;omicidio senza alcun rispetto per i cittadini e per la verità come ricatto.</p>


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		<title>Il nipote del Negus</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 11:04:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3302" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp22.jpeg" alt="Il_nipote_del_Negus.jpeg" width="175" /> <em>«In questo romanzo prendo spunto da un fatto realmente accaduto. Negli anni Trenta a Caltanissetta, prima della guerra d’Etiopia, venne a studiare nella scuola mineraria il nipote del Negus, ovviamente spesato dalla sua  Corte. Si trattava di un principe di sangue reale, un personaggio interessante, originale. Si discuteva dei confini con la Somalia e prese in giro tutti».</em></p>
<p>Così lo scrittore Andrea Camilleri presenta il suo nuovo romanzo storico-farsesco, <em>Il nipote del Negus</em>, che l’editore Sellerio ha mandato in libreria il 25 marzo scorso.</p>
<p>L&#8217;epoca in cui è collocato <em>Il nipote del  Negus</em> è quella fascista, il luogo è, naturalmente, Vigàta. Nell’agosto del 1929 il nipote del Negus Ailé Selassié si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. </p>
<p>La cosa provoca un generale scompiglio: al nipote regale deve essere riservata un&#8217;accoglienza  all’altezza del suo rango; questo è l’argomento dell’esilarante corrispondenza tra ministero degli Esteri, Prefetto, Questore di Montelusa, federale di Vigàta, direttore della scuola, ognuno  preoccupato, in realtà, di salvare il posto.</p>
<p>Furbo, avventato e incontenibile, il giovane Principe non disdegna le attenzioni di uomini e donne, vecchie e giovani. Amante del lusso, viene foraggiato sia dalla corte etiope, che si è incaricata di coprire le sue spese correnti, purché contenute nel limite di mille<span id="more-3300"></span> lire mensili, sia dal Partito Fascista, che, per evitare incidenti, paga tutto il resto. </p>
<p>A Grhane Sollassié Mbassa (<em>Grhanuzzo mio</em> per alcune giovani del luogo) i soldi non bastano mai. Gli abiti di sartoria, l&#8217;arredamento completo della casa in cui è ospite, le frequenti visite al bordello e il vizio del gioco, tutti gli agi che gli impone il suo rango, hanno un costo che suo zio non intende coprire, così il Principe chiede in prestito, anzi piuttosto estorce, montagne di  denaro a chiunque con ogni mezzo. </p>
<p>Le autorità del regime, costrette a tollerare ogni suo capriccio per espressa volontà di S. E. Benito  Mussolini, aspettano impazienti la firma di un accordo diplomatico tra i due Paesi, mentre il giovane Principe si fa beffa del Duce e dei suoi uomini, dei notabili come delle forze dell&#8217;ordine, delle regole e della buona educazione. Una vera furia, un demonio strafottente e cinico che, con lo sguardo distaccato dello straniero, irride il fascismo e i suoi ridicoli mezzi di propaganda.</p>
<p>Con <em>Il nipote del Negus</em> &#8211; costruito come <em>La concessione del telefono</em>, in una trama fatta di missive, telegrammi, articoli e proclami, dispacci governativi, conversazioni &#8211; Camilleri torna alla sua vena più antica, quella più irriverente e comica.</p>
<p>Così lo storico e critico letterario Salvatore Silvano Nigro presenta il nuovo libro: <em>&#8220;Camilleri compagina e rilega, in un gustoso dossier, cose dette e cose scritte. Alle carpette della documentazione d’archivio intercala «frammenti di parlate». Sono veri documenti falsi e falsi documenti veri, allestiti con l’astuzia e la perizia di un falsario che vuol dare spazio di teatro al bottarisposta, al parlottare e al chiacchiericcio di un villaggio in cui tutti stanno guancia a guancia, a portata di voce e di gazzetta. Come il giovanissimo principe del romanzo, anche Camilleri è, a modo suo, un frodolento secondo verità: burla e beffa scrivendo e inventando documenti, per stare alla fine dalla parte della verità storica&#8221;.</em></p>


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		<title>La pazienza del ragno</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 21:58:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2312" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp11.jpeg" alt="La pazienza del ragno.jpeg" width="175" /> Nel 2004, in un&#8217;intervista sul giornale La Reppublica, Camilleri parlava in questi termini del suo libro &#8220;La pazienza del ragno&#8221;:<em>&#8220;Stavo scrivendo un racconto, intitolato, appunto, &#8220;La pazienza del ragno&#8221;, che si attaccava esattamente nel momento in cui Montalbano veniva ricoverato in ospedale, nel &#8220;Giro di boa&#8221;. Questo racconto cominciava a starmi stretto, e allora lo portai a termine come romanzo.&#8221; </em></p>
<p>Ecco dunque il racconto della continuazione della crisi del commissario&#8230; L&#8217;avventura del nuovo romanzo di Andrea Camilleri prende inizio con un Commissario Montalbano malinconico, depresso e tormentato dalla crisi esistenziale, convalescente nel letto della sua casa di Marinella ed accudito dall&#8217;amata e premurosa fidanzata Livia. </p>
<p>Ma il nostro protagonista preferito sente in quest&#8217;avventura il peso degli anni, della solitudine e quello delle domande scomode:<em> &#8220;Può un omo, arrivato oramà alla fine della sò carriera, arribbillarsi a uno stato di cose che ha contribuito a mantiniri? E megliu essiri d&#8217;accordo con la giustizia, quella scritta supra i libri, o con la propria coscienza? &#8221;<br />
</em><br />
La sua valvola di salvezza ora per uscire dai pensieri <em>tinti</em> (cattivi) è dedicarsi al suo lavoro. L&#8217;occasione gli si presenta quando, ancora in convalescenza in casa, gli arriva la solita telefonata di Catarella, il piantone al centralino del commissariato, che<span id="more-2310"></span> lo avverte, nel suo modo strampalato di esprimersi, che è stato sequestrato un motorino. </p>
<p>Montalbano non capisce perché lo disturbino per una sciocchezza del genere: chiamando al cellulare l&#8217;ispettore Fazio, questi gli chiarisce che non è il motorino ad essere stato sequestrato ma la ragazza che lo guidava, una bella studentessa universitaria di Vigàta, Susanna Mistretta. Il padre della ragazza ha subito denunciato il rapimento che invece non convince Montalbano, convinto che la verità sia molto più complessa…</p>
<p>Si tratta qui di un giallo insolito senza delitto e spargimenti di sangue. O meglio, dove il delitto è metaforicamente rappresentato dalle vite sprecate nell&#8217;odio, capace di tessere una ragnatela a cui è difficile sfuggire. </p>
<p>Un nuovo intricato caso per il Commissario Montalbano che saprà troverà il filo della tela del ragno che è stata intessuta con pazienza e crudeltà&#8230;</p>


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		<title>Il colore del sole</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2243" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/g_8804562072g.jpg" alt="Il colore del sole.jpg" width="175" />Iniziamo da pagina 119, dove l’autore, con onestà intellettuale, spiega come gli è venuta l’idea di questo romanzo breve.</p>
<p>Nel 2005 la curatrice del Dusseldorf Museum Kunst Palast, Karina Luz, dovendo allestire una mostra su Caravaggio, invitò Camilleri a scrivere un racconto di quindici cartelle sul grande pittore.</p>
<p>A lavoro finito, Camilleri si accorse di aver scritto molto di più ed allora da quest&#8217;opera completa trasse le cartelle richieste, che poi sono state stampate nel volume antologico Maler Morder Mytos (<em>Geschichten Zu Caravaggio</em>, Hatje Cantz, Ostfieldern 2006): il testo integrale è invece questo bellissimo romanzo, assai breve, in cui Camilleri stesso si cala nel romanzo e ne diventa protagonista.</p>
<p>Così comincia il libro: Camilleri, dopo anni di assenza, decide di tornare a Siracusa, dove lo attirano le rappresentazioni nel teatro greco, splendido palcoscenico per le grandi tragedie del passato.</p>
<p>Subito accadono strane coincidenze, lo scrittore si sente preso in causa da qualche misterioso personaggio. Un bigliettino ritrovato alla fine dello spettacolo nella tasca con un numero di telefono da utilizzare una e una sola volta, un colloquio stranissimo, <span id="more-2242"></span>un appuntamento di stampo inequivocabilmente mafioso, una specie di rapimento e l’arrivo in una grande villa nascosta. </p>
<p>Ed eccoci il nostro Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli nell&#8217;incapacità di sottrarsi ad una serie di misteri via via più fitti e inquietanti&#8230; Nella villa leggerà un diario incredibile, le pagine scritte di suo pugno da un artista di quattro secoli prima. </p>
<p>Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Il manoscritto ritrovato che Camilleri crea diventa prestesto letterario del romanzo e fornisce un&#8217;originalissima particolarità nelle scelte di Camilleri che, con veridicità, introduce elementi assolutamente impossibili, tanto impossibili da sembrare veri.</p>
<p>Caravaggio, notoriamente poco colto, ha lasciato solo scarni bigliettini, scontrini diremmo oggi; ed ha del sorprendente che abbia usato la scrittura per indagare sui misteri profondi della propria anima.</p>
<p>Il periodo romanzato da Camilleri è il cosiddetto periodo maltese-siciliano nell&#8217;estate del 1607. La scrittura di Camilleri questa volta asseconda tanto le cadenze dell&#8217;italiano seicentesco quanto la psicologia torturata dell&#8217;artista, creando un effetto di enorme suggestione e intensità emotiva. </p>
<p>Il &#8220;colore del sole&#8221;, il &#8220;sole nero&#8221; tante volte citato nel corso del libro, nasce dall’interpretazione che lo scrittore dà alla particolare luce dei quadri di Caravaggio: scelta stilistica e pittorica, ma origine “patologica” di quella straordinaria presenza dell’ombra da cui solo alcuni particolari (fondamentali nell’economia del quadro) vengono illuminati.</p>
<p>E il romanzo rappresenta il tentativo di riempire i momenti oscuri, quelli che nessun documento ci ha mai saputo spiegare di un pittore dalla vita più che turbolenta. E&#8217; un romanzo &#8220;nero&#8221;, fitto di ombre e di mistero, che segna una pausa dal personaggio Montalbano e che rientra nei giochi letterari tanto cari allo scrittore siciliano.</p>


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