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	<title>Ok Libri . com &#187; Autobiografico</title>
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		<title>Le cose che non ho detto</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 12:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img class="alignleft size-full wp-image-5355" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/le-cose-che-non-ho-detto-azar-nafisi1.jpg" alt="le-cose-che-non-ho-detto.jpg" width="175" /><em>&#8220;Molto prima di scoprire come un regime  dispotico possa imporre una nuova immagine all&#8217;individuo e rubargli la  sua vera identità, la sua idea di sé, io l&#8217;avevo già vissuto all&#8217;interno  della mia famiglia; e molto prima di scoprire cosa significhi per le  vittime diventare complici dei crimini commessi dallo Stato, io avevo  già conosciuto, in una sfera molto più personale, la vergogna della  complicità. In un certo senso, questo libro è una risposta al censore  che è in me.&#8221;</em></span></p>
<p>Azar Nafisi, l&#8217;autrice del bestseller <em>Leggere Lolita a Teheran</em>, che ha  venduto un milione di copie negli Stati Uniti e circa centocinquantamila  in Italia, racconta la storia della sua famiglia in un libro di memorie  che supera le resistenze della cultura iraniana a rivelare le faccende  private. <em></em></p>
<p><em>Le cose che non ti ho detto </em>è soprattutto un ritratto del padre della  scrittrice iraniana, Ahmad Nafisi, sindaco di Teheran all&#8217;epoca dello  scià e della madre, Nezhat Nafisi, fra le prime donne entrate al  parlamento iraniano; ma è anche lo specchio di come in molti casi le  dittature riproducano i silenzi, i ricatti e le doppie verità su cui si  regge la famiglia, che nel libro appare come il primo e più perfetto  sistema totalitario.</p>
<p>L&#8217;autrice non nasconde i tradimenti del padre e il rifugio trovato dalla  madre in un mondo fantastico, lontano dalla dolorosa realtà. <em>&#8220;La maggior parte degli uomini</em> &#8211; racconta<span id="more-5353"></span> Azar Nafisi- <em>tradisce la moglie per avere  un&#8217;amante. Mio padre tradiva mia madre perché non si sentiva amato. Io  lo vedevo infelice e mi sentivo quasi in dovere di riempire i vuoti  della sua vita&#8221;.</em></p>
<p>Il legame della Nafisi con i suoi genitori,  che l&#8217;autrice racconta con molta lucidità ma anche con grande tenerezza, è pieno di contrasti ma forte. E alla  fine, sempre ricordando gli insegnamenti del padre, mostra come per  resistere alla tirannia degli uomini e del tempo la cosa migliore sia  diventare capaci, con l&#8217;immaginazione, di costruire una casa oltre i  confini geografici e le nazionalità.</p>
<p>Una casa che nessuno <em>&#8220;potrà mai  portarmi via&#8221;</em>. Deve anche ai suoi genitori di averle trasmesso la passione per il racconto: suo padre, spiega,<em> &#8220;scrisse due libri di memorie, il meno interessante dei quali venne  pubblicato, e più di millecinquecento pagine di diari&#8221;; </em>mentre sua madre invece<em> &#8220;ci raccontava le storie del suo passato, che di solito finivano così:  &#8216;io pero&#8217; non ho detto una parola, sono rimasta zitta&#8221;.</em></p>
<p>Un esempio, questo, che non ha seguito la figlia, che crede fermamente che non bisogna rimanere zitti,  <em>&#8220;perché, in un modo o nell&#8217;altro, ci raccontiamo attraverso le persone  che diventiamo&#8221;.</em></p>


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		<title>Le strade che non portano a Roma &#8211; Riflessioni e massime d&#8217;un libertario</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 11:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5047" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/9788860632234.jpeg" alt="Le_strade_che_non_portano_a_Roma.jpeg" width="175" />Con quella faccia un po’ così e quei suoi testi indimenticabili,  Georges Brassens (1921-1981) resta lo chansonnier d’oltralpe per  eccellenza.</p>
<p>Scrittore, poeta, attore e, soprattutto, cantautore, Brassens si definisce essenzialmente <em>“anarchico”</em>: un’anarchia che è forma di resistenza, un qualcosa di <em>“congenito”</em>, il rifiuto di un pensiero di massa.</p>
<p>Tuttavia di rado si è provato a leggere le sue idee separandole dalle  note. Ora, per Coniglio Editore, escono queste riflessioni a briglia  sciolta, aforismi e annotazioni tratte da alcune collezioni private,  dalle <em>“Oeuvres Complètes”</em> e da altri volumi mai tradotti nella nostra  lingua.</p>
<p>Sono pensieri, provocazioni e stilettate di uno dei più famosi cantautori di  ogni tempo. In forma di aforismi esplosivi e di risposte che suonano  come schiaffi alle domande pudiche della borghesia del suo e forse del  nostro tempo, Georges Brassens ci regala un manifesto di libertà.</p>
<p>Attraverso le sue parole, l&#8217;immaginazione e la realtà vanno a braccetto,  annientando le difese dei benpensanti, dei chierici, dei carrieristi  senza qualità.</p>
<p>Questa autobiografia ci fa riscoprire l&#8217;artista attraverso una serie di pensieri e ci fa vedere un uomo capace di comprendere la società contemporanea e consumistica<span id="more-5046"></span> osservando il proprio ombelico, scrutando una realtà al tempo stesso mononucleare ed universale.</p>
<p>Brassens è stato il grande ispiratore di <em>Fabrizio De Andrè</em>: il cantautore genovese non esitava mai di definirlo <em>“maestro”</em>, né durante  le interviste, né quando, in un concerto, proponeva le sue  personalissime traduzioni: <em>Il gorilla </em>(<em>Le gorille</em>), <em>Morire per delle idee </em>(<em>Mourir pour des idees</em>), <em>Marcia nuziale</em> (<em>Marche nuptiale</em>), <em>Nell’acqua della chiara fontana</em> (<em>Dans l’eau de la claire fontaine</em>).</p>
<p>Un maestro nella musica e nella vita,  in questo anarchismo sublimato dall’amore per la poesia, dalla ricerca  di comprendere i substrati più umili della società, dall’esorcizzazione  della morte.</p>


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		<title>Le tribolazioni di una cassiera</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 16:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Sam]]></category>
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		<description><![CDATA[Ipermercarti, supermercati, centri commerciali&#8230; alcune parole che sono ormai entrate a far parte del nostro vocabolario, così come il fatto di andarci a fare la spesa è oggi diventato parte dei nostri gesti quotidiani. Eppure spesso, nel nostro modo di agire sempre di fretta come consumatori, non badiamo alle persone che lavorano in questi posti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4723" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/g_8879729926g.jpg" alt="le_tribulazioni_di_una_cassiera.jpeg" width="175"/>Ipermercarti, supermercati, centri commerciali&#8230; alcune parole che sono ormai entrate a far parte del nostro vocabolario, così come il fatto di andarci a fare la spesa è oggi diventato parte dei nostri gesti quotidiani.</p>
<p>Eppure spesso, nel nostro modo di agire sempre di fretta come consumatori, non badiamo alle persone che lavorano in questi posti e con cui scambiamo a mala  pena (se siamo persone dotate di un minimo di educazione) tre parole: Buongiorno, grazie, arrivederci.<br />
E questo nel migliore dei casi&#8230;</p>
<p>Vi siete mai domandati a cosa potrebbe pensare la persona seduta dietro alla cassa del supermercato dove ogni settimana andate a fare la spesa?</p>
<p><span>Che idea si fa la cassiera di quel che  comprano i clienti, di quel che dicono, delle domande che fanno? Quando passiamo alla cassa crediamo che la cassiera non  ci veda, crediamo addirittura che sia quasi una macchina. </span></p>
<p><span>Ma quando la  cassiera si chiama Anna Sam, ha una laurea in lettere e gli occhi bene  aperti, allora tutti i nostri comportamenti, più o meno corretti, più o  meno garbati, più o meno stravaganti finiscono sotto la sua lente di  ingrandimento per poi venire registrati<span id="more-4715"></span> in maniera indelebile in un  libro divertentissimo. </span></p>
<p>L&#8217;autrice ha iniziato nel 2000 a lavorare nella grande distribuzione come cassiera o meglio come <em>&#8220;hostess di cassa&#8221;</em> (così viene scritto sulle sue buste paga) per pagarsi gli studi di lettere all&#8217;università.</p>
<p>Una volta laureata, non trovando lavoro nel suo campo, quello di hostess di cassa è diventata la sua principale attività fino a un giorno del 2007 in cui, stuffa dello sguardo condiscendente dei clienti, Anna apre un blog in cui racconta con umorismo e ironia il quotidiano di una cassiera e aneddoti che le sono capitati con la volontà e la speranza di cambiare le idee preconcette su quel mestiere.</p>
<p>Mostrare cosa c&#8217;è dietro a questa professione troppo spesso snobbata ma farlo con umorismo come in questo blog, come racconta l&#8217;autrice, <em>&#8220;è stata davvero l’unica valvola di sfogo&#8221;</em> per poter sopportare una professione alienante, ripetitiva, che si svolge al ritmo dei bip della cassa!</p>
<p>Grazie al passaparola il blog raggiunge in pochissimo tempo un numero alto di visitatori e Anna Sam firma un contratto con una casa editrice, trasformando in libro i post elettronici del suo blog. Inoltre dà le sue dimissioni e diventa la portavoce delle cassiere.</p>
<p>Tra le perle dei racconti (tutti veri, ci tiene a sottolineare l&#8217;autrice) troviamo le mamme che <span>fanno del supermercato un&#8217;occasione pedagogica: <em>&#8220;vedi amore, se non sei bravo a scuola, lavorerai a una cassa come  quella signorina là&#8221;</em>, </span><span>clienti che estraggono i soldi da calzini bucati o da reggiseni scoloriti, </span><span>chi tenta di rubare un dvd nascondendolo nella confezione del camembert, o delle pile fra le lattine di Coca-Cola incellofanate&#8230; l&#8217;elenco sarebbe troppo lungo per riportarlo tutto!<br />
</span></p>
<p>Grazie all&#8217;autrice impariamo anche che in media al giorno si dicono: 250 &#8220;Buongiorno&#8221;, 250 &#8220;Arrivederci-Buona giornata&#8221;, 500 &#8220;Grazie&#8221;, 200 &#8220;Ha la Fidelity Card?&#8221;, 70 &#8220;Il suo codice per favore&#8221;, 70 &#8220;Può riprendere il bancomat&#8221;. Questo libro costituisce una bella <span>raccolta di curiosità, sfoghi e aneddoti sulla professione di cassiera nella grande distribuzione; è molto divertente e nonmancherà di farci riflettere sui nostri comportamenti!<br />
</span></p>


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		<title>Just Kids</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 10:37:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3857" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/5pattismith.jpg" alt="Just_Kids.jpeg" width="175" /> La sacerdotessa &#8220;maudite&#8221; del rock non smette di raccontarci storie di  passioni, amore e libertà&#8230; questa volta in una versione autobiografica davvero imperdibile. </p>
<p>Il 9 giugno scorso è uscita la versione italiana di Feltrinelli del libro di Patti Smith, intitolato <em>Just Kids</em> a dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che l&#8217;icona rock degli Anni Settanta non è soltanto una cantante, ma una vera artista, versatile nei suoi interessi e nelle sue attività: poetessa, fotografa, pittrice e attivista politica e adesso scrittrice.</p>
<p>Definito dal New York Times come <em>“Il ritratto più incantevole e  divertente della New York funky-ma-chic degli anni a cavallo fra i ‘60 e i ‘70, un racconto che nessuno aveva mai osato scrivere”</em>, il libro racconta la fine degli anni Sessanta a New York, quando la futura cantante e poetessa conobbe Robert Mapplethorpe, con cui convisse a lungo. </p>
<p>La Smith scrive che promise all’ex-amante, diventato amico del cuore, che un giorno avrebbe scritto la loro storia.</p>
<p>Patti Smith nel suo libro ripercorre i sentieri che dall’infanzia a Chicago la portano a New York, dove incontra Robert  Mapplethorpe, fotografo estremo che con lei intreccia un<span id="more-3856"></span> cammino di arte, di devozione e di iniziazione. </p>
<p>Quando si incontrano a New-York hanno 20 anni, zero soldi e nemmeno una casa, ma tanti sogni. Insieme scoprono che rock, politica e sesso sono gli ingredienti essenziali della rivoluzione a venire. </p>
<p>Insieme vivono una storia romantica, fino a quando lui scopre di essere gay. Ma, anche se non sono più fidanzati, il loro rapporto non perde di romanticismo e tenerezza: diventano molto più che amici, anime inseparabili, fino a quando lui non muore di AIDS nel 1989. </p>
<p>Il vero collante tra Patti e Robert è l’amicizia. Un’amicizia rara, pura, preziosa. Un patto esplicito di reciproco sostegno, fondato sulla condivisione di sogni, di visioni, di idee. Di arte. Fino alla morte.</p>
<p><em>Just Kids</em> è un libro-confessione in cui compaiono alcuni miti come Janis Joplin o Jimi Hendrix, creando un&#8217;affascinante ritratto della New-York della fine degli anni Sessanta. </p>
<p>Il libro esce mentre l&#8217;artista è attualmente in Italia: ha presentato pochi giorni fa <em>Just Kids</em> alla Feltrinelli di Milano e sarà in concerto il 28 luglio ad Ostia Antica per il tour intitolato <em>We Shall Live Again</em>, dove si esibirà in compagnia di sua figlia al pianoforte.</p>


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		<title>La vera vacanza inizia in volo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-3587" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/www.bol.it.jpeg" alt="La_vera_vacanza_inizia_in_volo.jpeg" width="175" />La vera vacanza inizia in volo: </em>potrebbe benissimo essere il titolo di un film o la pubblicità di una compagnia aerea ed invece si tratta di un libro, il cui sottotitolo <em>Il bello di essere una hostess</em> ci svela l&#8217;argomento, quello di un&#8217;attività da tutti invidiata, ma da pochi conosciuta, il mestiere di hostess a bordo e a terra.</p>
<p>Pubblicato dalle edizioni SBC, il libro è <em>&#8220;dedicato a coloro che ogni giorno rendono questo lavoro difficile, faticoso ma soprattutto divertente: i passeggeri&#8221;</em>.</p>
<p>E&#8217; questa la frase che il lettore può leggere nella prima pagina dell&#8217;opera scritta da Serena Ambrosini, 24 anni, che svolge da alcuni anni l&#8217;attività di assistente di volo.</p>
<p>Basandosi quindi sulla sua propria esperienza lavorativa, l&#8217;autrice in questo libro si è data l&#8217;obiettivo di fotografare fedelmente un ambiente in cui gli addetti ai servizi di bordo sono chiamati a offrire quella disponibilità nella professionalità, spesso imbarazzante, per le numerose richieste, a volte anche bizzarre, di alcuni passeggeri.</p>
<p>Serena Ambrosini risponde a tutte le domande che le vengono spesso rivolte riguardo alla sua professione che, bisogna riconoscere, incuriosisce chiunque sia mai salito, almeno<span id="more-3586"></span> una volta, su un aereo.</p>
<p>Ad esempio: cosa fa una hostess quando è in sosta tra un volo e l’altro, magari a migliaia di chilometri da casa? Come passa  questo tempo libero? Chi frequenta? E, ancora, com’è il servizio di bordo? Come sono i rapporti con gli altri colleghi, con i piloti e, soprattutto, con i passeggeri?</p>
<p>Il libro è scritto con grande spontaneità in un linguaggio semplice e immediato che assicura una gradevole lettura. In modo divertente, spesso ironico, l&#8217;autrice svela dall’interno tutti i segreti, grandi e piccoli del mestiere dalle prime severe selezioni, all’addestramento, all’effettivo ingresso nell’organico di una compagnia, dalla vita di bordo con i piccoli problemi da affrontare in ogni viaggio, con i rapporti non sempre facili tra colleghi, fino a quelli con le innumerevoli tipologie di passeggeri cui il libro è soprattutto rivolto oltre che dedicato.</p>
<p>L&#8217;autrice si ferma anche su alcuni particolari, spesso divertenti, che hanno come protagonisti l’affascinante comandante, la collega invidiosa, il bambino pestifero che crea problemi a bordo, quello simpatico che fa innamorare tutti, la signora sprovveduta, il signore arrogante&#8230; tutti prototipi di persone che chi viaggia spesso avrà sicuramente trovato sullo stesso volo!</p>
<p>Ecco dunque un libro piacevole da leggere durante il vostro prossimo viaggio in aero, visto che assomiglia anche a una piccola guida al viaggio aereo di cui svela aspetti che spesso noi viaggiatori non conosciamo o trascuriamo.</p>
<p>Guarda il video in cui l&#8217;Associazione Clipper presenta ai cittadini e alla stampa il lavoro della giovane assistente di volo che ha &#8220;trascritto&#8221; sul suo primo libro gli episodi più curiosi e al tempo stesso significativi della propria esperienza professionale al servizio di una nota compagnia aerea varesina basata a Malpensa:</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/s_veNuwyoZk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/s_veNuwyoZk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>


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		<title>Adesso basta &#8211; Lasciare il lavoro e cambiare vita</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 14:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-3582" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/589.jpg" alt="Adesso_basta.jpeg" width="175" />&#8220;Non si nasce liberi, lo si diventa. Non basta sperare, è necessario osservare una certa disciplina per realizzare i propri sogni.&#8221;</em> Bjorn Larsson</p>
<p>E&#8217; quello che ci racconta Simone Perotti nel suo libro <em>Adesso basta</em>: dopo aver fatto il manager per diciannove anni, ha lasciato tutto e oggi si dedica interamente a scrivere e a navigare, le sue passioni.</p>
<p>Partendo dall&#8217;idea condivisa da tante persone secondo cui lavorare per consumare non rende felici, che lo sappiamo tutti, ma che cambiare vita da soli ci sembra spesso una scelta troppo faticosa, per non dire addirittura impossibile, l&#8217;autore propone qui un cambio di vita netto, verso se stessi, il mondo che ci circonda, le abitudini, gli obblighi, il consumo.</p>
<p>Il cambiamento è possibile, ma deve partire da noi: non si tratta solo di ridurre il salario per avere più tempo libero, ma anche di riprendere la nostra vita per essere finalmente liberi.</p>
<p>Ed ecco che si parla del &#8220;downshifting&#8221; (“scalare marcia, rallentare il ritmo”), un fenomeno che interessa sempre più persone nel mondo economicamente avanzato: gente che spesso sta bene, ha un lavoro, potrebbe aspirare a crescere, ad avere molte cose, ma che<span id="more-3576"></span> decide che il prezzo è troppo alto e vuole rallentare ritmo e responsabilità.</p>
<p>Sono 16 milioni nel mondo, 300 mila solo in Inghilterra l&#8217;anno scorso. La scelta di Perotti è stata radicale, ma il downshifting è quello che molti fanno da anni, scegliendo di avere meno cose ma più libertà e più tempo per sé e per la propria famiglia.</p>
<p>Ci spiega l&#8217;autore: <em>&#8220;Il punto non è accumulare auto, soldi, telefonini, ma avere un sogno, il proprio sogno, non quello dettato dei media. Poi bisogna mettersi in cammino per realizzarlo, senza paura, avendo il coraggio di <a title="Vivere con lentezza" href="http://www.ok-libri.com/2009/06/29/vivere-con-lentezza/" target="_self">rallentare</a>, di scalare una marcia.&#8221;</em></p>
<p>Ma è indispensabile, per fare downshifting, mettere in discussione la gerarchia dei propri valori, sapere se siamo pronti a rinunciare all&#8217;ultimo modello di telefonino o di macchina&#8230; Perché, secondo l&#8217;autore, vivere in libertà significa vivere con meno bisogni, bisogno di soldi, di oggetti, di luoghi, così che lo spazio liberato dai bisogni possa lasciare spazio al desiderio.</p>
<p>A chi gli chiede come sia possibile conciliare l&#8217;esigenza della libertà con le difficoltà economiche che lasciare un lavoro comportano, Simone Perotti risponde: <em>&#8220;la vita, se non si spreca denaro, non è così cara. Se il denaro lo si butta via a palate come facciamo noi è carissima. Quindi il punto non è guadagnare meno, è non spendere. Se i soldi non producono benessere perché affannarsi per farli?&#8221;</em></p>
<p>In questo libro, l&#8217;autore ci racconta la sua esperienza entrando nel merito delle conseguenze economiche, psicologiche, esistenziali, logistiche. Ed è evidente che il suo successo deriva del fatto che non racconta cose per sentito dire ma vissute personalmente e che ci racconta di una scelta che tutti un giorno o l&#8217;altro abbiamo, almeno, sognato di fare&#8230;</p>


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		<title>Il mondo di Coco Chanel. Lezioni di vita e di stile dalla donna più elegante di sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 13:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Karen Karbo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Una donna dovrebbe essere sempre elegante e favolosa. Occorre essere qualcuno, non qualcosa. L&#8217;atto più coraggioso rimane quello di pensare a sé stessi. Ad alta voce. Si deve sopravvivere anche ai grandi amori. Non perdere tempo a battere contro un muro sperando che si trasformi in una porta. Il denaro è un buon servo e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3208" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp20.jpeg" alt="Coco-chanel.jpeg" width="175" /> <em>&#8220;Una donna dovrebbe essere sempre elegante e favolosa.<br />
Occorre essere qualcuno, non qualcosa.<br />
L&#8217;atto più coraggioso rimane quello di pensare a sé stessi. Ad alta voce.<br />
Si deve sopravvivere anche ai grandi amori.<br />
Non perdere tempo a battere contro un muro sperando che si trasformi in una porta.<br />
Il denaro è un buon servo e un pessimo padrone.<br />
Una donna che non mette il profumo non ha  futuro.<br />
Cè un tempo per il lavoro e un tempo per l&#8217;amore. Non rimane tempo per nient&#8217;altro.<br />
La soluzione non è guardare dietro di sé, ma salire ancora più in alto.<br />
Che importa l&#8217;età! Oggi siamo le ragazze che eravamo e che saremo.&#8221;<br />
</em></p>
<p>L&#8217;icona della moda protagonista della storia e del costume del &#8217;900, di cui abbiamo appena riportato il Decalogo, è nata da una famiglia di venditori ambulanti senza un soldo, è diventata orfana a 12 anni ed è stata allevata severamente dalle suore in un convento di Corrèze&#8230;</p>
<p>Tutto sembrava destinare la giovane Gabrielle Chanel a una modesta vita di  provincia, ma il suo genio, il suo carattere, il suo coraggio hanno invece cambiato il suo destino: con le sue «invenzioni» ovvero il celebre tailleur, gli accessori che diventano gioielli e il<span id="more-3205"></span> profumo molto parigino che ha conquistato il mondo, lei ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne, che voleva belle, libere e moderne.</p>
<p>Coco Chanel torna protagonista, con le Edizioni Lindau, di una biografia non tradizionale, molto glamour, intitolata <em>Il mondo di Coco Chanel-Lezioni di vita e di stile dalla donna più elegante di sempre</em>.</p>
<p>Stile, indipendenza, praticità e classicità senza tempo: queste sono alcune delle parole chiave dell&#8217;universo Chanel. Ma dietro ognuna di esse, come dietro ogni capo della famosa Maison parigina, ci sono una donna e la sua vita, le sue vicende e le sue scelte indissolubilmente intrecciate agli avvenimenti più importanti e ai cambiamenti epocali che hanno segnato il XX secolo.</p>
<p>Delineando con uno stile gradevole e leggero i tratti salienti della storia di Chanel, Karen Karbo ci fa conoscere il lato più nascosto e personale di una grande icona della moda e della società francese.</p>
<p>Attraverso i suoi giudizi impietosi, le sue battute fulminanti o i suoi indimenticabili aforismi, l&#8217;autore ci introduce alla complessa personalità di Coco. Non solo le sue creazioni come il tailleur di tweed, le borsette inconfondibili, l&#8217;abito nero, sono dovute al suo genio e al suo gusto, ma soprattutto ad un&#8217;audacia e ad una concretezza uniche.</p>
<p><a title="Coco Chanel" href="http://www.oklusso.com/2010/05/12/coco-chanel-raccontata-in-una-biografia-glamour/" target="_blank">Coco Chanel</a> non è stata soltanto la più grande stilista del XX secolo, la sua eredità va oltre la moda e riguarda l&#8217;universo della donna nel suo complesso, la sua immagine, il suo ruolo nella società, la sua femminilità, il suo potere. Lei stessa ripeteva che aveva &#8220;restituito al corpo delle donne la sua libertà&#8221;.</p>
<p>Il libro di Karen Karbo, anche arrichito da numerose fotografie che participano alla ricreazione dell&#8217;incanto che il nome della stilista evoca, è davvero una lettura piacevole.</p>
<p>La traduzione dall&#8217;inglese è stata curata da Gabriella Tonoli, e le illustrazioni, particolarmente belle, sono di Chesley McLaren. Il titolo originale inglese è <em>The Gospel According to Coco Chanel. Life Lessons from the Worlds Most  Elegant Woman</em> (Morris Book Publishing, 2009).</p>


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		<title>Stupore e tremori</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amélie Nothomb]]></category>
		<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
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		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Yumimoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Stupore e tremori (Stupeur et tremblements) è un romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb definito da lei stessa autobiografico. Ha ricevuto il Grand Prix du roman dell&#8217;Académie française. La Nothomb, scrittrice lontana da qualsiasi stereotipo e ormai personaggio cult della letteratura francese, vanta la pubblicazione di un romanzo all&#8217;anno a partire dal 1992, anno in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2745" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp15.jpeg" alt="stupore e tremori.jpeg" width="175" /><em>Stupore e tremori</em> (<em>Stupeur et tremblements</em>) è un romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb definito da lei stessa autobiografico. Ha ricevuto il Grand Prix du roman dell&#8217;Académie française.</p>
<p>La Nothomb, scrittrice lontana da qualsiasi stereotipo e ormai personaggio cult della letteratura francese, vanta la pubblicazione di un romanzo all&#8217;anno a partire dal 1992, anno in cui ha esordito in maniera dirompente con &#8220;Hygiène de l&#8217;assassin&#8221;: un best-seller da 100.000 copie (e 125.000 nelle edizioni tascabili), da cui sono stati tratti un film e due riduzioni teatrali. </p>
<p>Figlia di un ambasciatore belga, nata a Kobe, in Giappone, Amélie ha trascorso la sua infanzia e l&#8217;adolescenza tra Cina, Stati Uniti, Laos, Birmania e Bangladesh. Questo l&#8217;ha portata a sentirsi poi &#8220;fuori luogo&#8221;, in qualche modo diversa dai suoi coetanei, al rientro in Occidente. </p>
<p>Questo isolamento un po&#8217; forzato ha sviluppato in lei il desiderio di scrivere, grazie al quale ha prodotto un&#8217;impressionante mole di testi in gran parte pubblicati, e con successo: Stupore e tremore, edito da Albin Michel, ha venduto in Francia 400.000 copie.</p>
<p>La storia è divertente, ricca di humour e incentrata in parte proprio sul senso di non appartenenza ad alcuna cultura &#8220;certa&#8221;, di riferimento. E&#8217; il racconto corrosivo e surreale di un anno di lavoro in una grande multinazionale giapponese: la giovane neoassunta<span id="more-2743"></span> Amélie, felice di aver realizzato il sogno di lavorare nel paese in cui è nata,  viene assunta alla Yumimoto, vero e proprio impero dell&#8217;import-export tra il Giappone e il resto del mondo. </p>
<p>Il suo impatto con la struttura gerarchica dell&#8217;ufficio è immediatamente traumatico. Eppure Amélie conosce bene la lingua giapponese, gli usi e costumi di quel paese, le regole di un lavoro impiegatizio. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il complesso meccanismo della Yumimoto non può essere compreso sino in fondo da una mente occidentale e Amélie si ritrova in breve tempo a subire non solo gli aspri rimproveri dei suoi dirigenti ma anche una lenta, graduale e inarrestabile retrocessione, sino ai ruoli più infimi.  </p>
<p>E tra tutti gli spettatori della sua incredibile parabola, spicca la figura flessuosa e bellissima di Fubuki&#8230; il suo capo diretto che punisce la giovane occidentale affidandole compiti modesti, quasi insignificanti. Amélie si ritrova nell&#8217;assurda condizione di sapere di poter svolgere compiti interessanti, per la sua preparazione e la conoscenza della lingua francese, ma di non essere mai messa in condizione di dimostrarlo a causa delle ferree regole interpersonali che vigono all&#8217;interno della Yumimoto. </p>
<p>Costretta a cambiare la data ai calendari, a servire il caffè, a occuparsi delle toilette&#8230; Amélie raggiunge il limite della sopportazione, ma malgrado queste umiliazioni non rassegna le dimissioni, fermamente decisa a rimanere sino allo scadere annuale del contratto. Amélie non è però il tipo che s&#8217;arrende, poiché dotata di un umorismo graffiante e di una fervida immaginazione. </p>
<p><em>&#8220;Di una cantante che riesca a passare dal registro di soprano a quello di contralto si dice che possiede una vasta estensione: io mi permetto di sottolineare la straordinaria estensione del mio talento, in grado di cantare in tutti i registri, tanto in quello di Dio che in quello di signora Pipì&#8221;</em>, si consola così la nostra (anti)eroina.</p>
<p>Impossibile svelare la fine che ci dice molto della protagonista e di quanto autobiografismo si nasconda in queste ironiche pagine. La scrittrice analizza uno per uno i codici della società giapponese: la negazione dell&#8217;individualità, il rispetto della gerarchia, la sottomissione delle donne. Le umiliazioni diventano delle sfide, le angherie  un modo di fare lavorare i suoi neuroni. </p>
<p>Tutto il romanzo è interessante, pieno di assurdo e di surrealismo con un vocabolario ricercato. Il libro ci regala un&#8217;analisi incisiva ma non priva di umorismo sulle condizioni di lavoro nipponiche.<br />
Il titolo del libro viene dall&#8217;antico protocollo imperiale che prevedeva che si si rivolgeva all&#8217;imperatore lo facesse con &#8220;stupore e tremori&#8221;.</p>


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		<title>La prima mano</title>
		<link>http://www.ok-libri.com/2010/01/26/la-prima-mano/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 10:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rosetta Loy]]></category>
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		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima mano è sostanzialmente la storia dell&#8217;infanzia dalla scrittrice romana Rosetta Loy. E&#8217; infatti ambientato nella sua città natale, Roma, prima e durante la seconda guerra mondiale. Si tratta dell&#8217;ultimo lavoro della Loy, pubblicato originariamente in francese nel 2007, e pensato appositamente per il pubblico transalpino, su invito di Colette Fellous, che dirige la collana [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2358" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/3984_RosettaLoy_1239904372.jpg" alt="La prima mano.jpg" width="175" /> <em>La prima mano</em> è sostanzialmente la storia dell&#8217;infanzia dalla scrittrice romana Rosetta Loy. E&#8217; infatti ambientato nella sua città natale, Roma, prima e durante la seconda guerra mondiale. </p>
<p>Si tratta dell&#8217;ultimo lavoro della Loy, pubblicato originariamente in francese nel 2007, e pensato appositamente per il pubblico transalpino, su invito di Colette Fellous, che dirige la collana <em>Traits et portraits</em> per l&#8217;editore Mercure de France. </p>
<p>Il libro è stato accolto dalla critica come un capolavoro ed è stato acclamato con grande entusiasmo dal pubblico. In Italia è stato pubblicato nel 2009 da Rizzoli.</p>
<p>La storia è incentrata sulla sua infanzia con particolare attenzione alla storia del padre, amato profondamente dalla narratrice; infatti è la sua la mano a cui il titolo fa riferimento. </p>
<p>La narrazione parte con il fidanzamento del padre, un ingegnere piemontese, con la sua giovane impiegata; un fidanzamento fortemente contrastato dalla madre di lui, ma che alla fine porterà i due protagonisti fino al matrimonio, dalla cui<span id="more-2357"></span> unione nasceranno un figlio maschio e tre femmine, l&#8217;ultima delle quali è l&#8217;autrice stessa.</p>
<p>Successivamente, nel romanzo, si avviano i ricordi diretti della Loy, quelli tipici dello sguardo di una bambina che vive una vita privilegiata; rievoca infatti le vacanze al mare e in montagna con la famiglia, le cameriere e le balie, la scuola. </p>
<p>Ma a queste immagini si sommano inevitabilmente anche quelle della seconda guerra mondiale, con i problemi della scarsità di cibo e le varie privazioni che ogni guerra comporta. Quindi scorrono inesorabili i ricordi del conflitto: la fame, l&#8217;occupazione, le stragi naziste, i bombardamenti su Roma, fino all&#8217;arrivo degli americani. </p>
<p>E tra i primi disagi che l&#8217;adolescenza comporta e le scene belliche di desolazione, continua un&#8217;inarrestabile carrellata di ricordi, permettendo così alla narratrice la descrizione di una realtà che, ai suoi occhi di bambina prima, e di adolescente dopo, si stava sgretolando tutto intorno. </p>
<p>Ci sono i primi turbamenti, l&#8217;infelice consapevolezza del proprio corpo. I viaggi con la famiglia su improbabili treni, mentre scene belliche di desolazione passano nel sole dell&#8217;estate davanti al portellone aperto del vagone bestiame. </p>
<p>La narratrice percepisce il mondo che si sgretola fuori dalle sue stanze e intanto coltiva un senso di universale compassione che non la lascia mai, neanche quando nell&#8217;età matura conosce l&#8217;amore più doloroso e profondo.</p>
<p>La narrazione è accompagnata da fotografie che fissano momenti della sua storia personale, stati d’animo, atmosfere, sentimenti che si riflettono nel racconto senza necessariamente corrispondervi, immagini che conservano la loro parte di segreto e che rimandano ad altre immagini o a parole o a un gusto, come quello del cioccolato con l’arrivo a Roma degli americani, “ i nostri liberatori nonché conquistatori ”</p>
<p>La rivista francese <em>Livres Hebdo</em> lo ha definito <em>un memoir alle radici del suo essere, dove la nostalgia è intelligente, pudica e senza effusioni, eppure carica di una tenerezza violenta e sensuale</em>.&#8221;</p>


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		<title>Storia di una vita</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aharon Appelfeld]]></category>
		<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
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		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2324" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/a4ecbd60f91c58ecdf7b03646fcd5a01.jpg" alt="Storia di una vita.jpeg" width="175" /><em>&#8221;Queste pagine </em>- scrive Appelfeld &#8211; <em>sono frammenti di memoria e riflessione. La nostra memoria è fuggevole e selettiva, custodisce ciò che sceglie di custodire. Non intendo dire che essa custodisce solo il bello e il piacevole. Come il sogno, anche la memoria cerca di attribuire agli eventi un qualche significato.&#8221;</em></p>
<p>Tutto il male è affondato nella memoria, vi si è depositato. E insieme al male anche la solitudine, il senso di isolamento linguistico e di sradicamento culturale, la crudeltà indescrivibile degli aguzzini. </p>
<p>Ecco perché Aharon Appelfeld, ebreo deportato da bambino e sfuggito per miracolo all&#8217;inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. </p>
<p>Poi, in questo libro autobiografico, ha accettato infine il confronto con la propria memoria; impresa dolorosa che scortica l&#8217;anima perché la sua memoria nasconde l&#8217;esperienza di un&#8217;infanzia spezzata dall&#8217;orrore della Storia. </p>
<p>Aharon Appelfeld è nato nel 1932 in Bucovina del Nord, allora in Romania. Un ragazzo ebreo come tanti altri, ha vissuto esperienze dolorose e indimenticabili. </p>
<p>Ha subito la discriminazione razziale, la deportazione e la segregazione, con il padre e molti altri parenti, durante gli anni bui della guerra, è stato deportato in un campo di<span id="more-2323"></span> concentramento. Rimasto orfano, è riuscito a scappare dal lager sopravvivendo per tre lunghi anni, come un piccolo animale braccato, nei boschi dell&#8217;Ucraina con l&#8217;incubo di essere riconosciuto. </p>
<p>E&#8217; una storia incredibile, che emerge in nitidi e sofferti segmenti, fino all&#8217;approdo nella Terra promessa, Israele, e alle difficoltà che anche lì attendono un giovane solo e spaesato come lui, incapace di vivere appieno la religione e ancora legato a una lingua, il tedesco, che per lui è quella della madre, mentre per il suo nuovo paese è il terribile idioma dei persecutori.</p>
<p>Appelfeld sfida il dolore e disseppellisce quei ricordi che per poter continuare a vivere aveva spinto nelle zone buie e cieche della propria memoria, ci racconta la lotta di un ragazzo che ricostruisce la propria identità a partire dallo sradicamento degli affetti, della cultura, della lingua. </p>
<p>Così si esprime Philip Roth a suo proposito: &#8221;L&#8217;arduo viaggio che nel 1946 portò Appelfeld ad approdare sulle spiagge di Tel Aviv -spiega- sembra avere sviluppato in lui un&#8217;inesorabile attrazione per tutte le anime sradicate. Uno scrittore che ha fatto del distacco e del disorientamento un tema unicamente suo&#8221;. </p>
<p>Per noi lettori, leggere Appelfeld significa, inevitabilmente, confrontarsi con la memoria collettiva di tutti noi europei e fare i conti con quella memoria, con quel dolore mai del tutto sanato.</p>


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