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	<title>Ok Libri . com &#187; Racconto</title>
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		<title>Le cose che non ho detto</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 12:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span><img class="alignleft size-full wp-image-5355" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/le-cose-che-non-ho-detto-azar-nafisi1.jpg" alt="le-cose-che-non-ho-detto.jpg" width="175" /><em>&#8220;Molto prima di scoprire come un regime  dispotico possa imporre una nuova immagine all&#8217;individuo e rubargli la  sua vera identità, la sua idea di sé, io l&#8217;avevo già vissuto all&#8217;interno  della mia famiglia; e molto prima di scoprire cosa significhi per le  vittime diventare complici dei crimini commessi dallo Stato, io avevo  già conosciuto, in una sfera molto più personale, la vergogna della  complicità. In un certo senso, questo libro è una risposta al censore  che è in me.&#8221;</em></span></p>
<p>Azar Nafisi, l&#8217;autrice del bestseller <em>Leggere Lolita a Teheran</em>, che ha  venduto un milione di copie negli Stati Uniti e circa centocinquantamila  in Italia, racconta la storia della sua famiglia in un libro di memorie  che supera le resistenze della cultura iraniana a rivelare le faccende  private. <em></em></p>
<p><em>Le cose che non ti ho detto </em>è soprattutto un ritratto del padre della  scrittrice iraniana, Ahmad Nafisi, sindaco di Teheran all&#8217;epoca dello  scià e della madre, Nezhat Nafisi, fra le prime donne entrate al  parlamento iraniano; ma è anche lo specchio di come in molti casi le  dittature riproducano i silenzi, i ricatti e le doppie verità su cui si  regge la famiglia, che nel libro appare come il primo e più perfetto  sistema totalitario.</p>
<p>L&#8217;autrice non nasconde i tradimenti del padre e il rifugio trovato dalla  madre in un mondo fantastico, lontano dalla dolorosa realtà. <em>&#8220;La maggior parte degli uomini</em> &#8211; racconta<span id="more-5353"></span> Azar Nafisi- <em>tradisce la moglie per avere  un&#8217;amante. Mio padre tradiva mia madre perché non si sentiva amato. Io  lo vedevo infelice e mi sentivo quasi in dovere di riempire i vuoti  della sua vita&#8221;.</em></p>
<p>Il legame della Nafisi con i suoi genitori,  che l&#8217;autrice racconta con molta lucidità ma anche con grande tenerezza, è pieno di contrasti ma forte. E alla  fine, sempre ricordando gli insegnamenti del padre, mostra come per  resistere alla tirannia degli uomini e del tempo la cosa migliore sia  diventare capaci, con l&#8217;immaginazione, di costruire una casa oltre i  confini geografici e le nazionalità.</p>
<p>Una casa che nessuno <em>&#8220;potrà mai  portarmi via&#8221;</em>. Deve anche ai suoi genitori di averle trasmesso la passione per il racconto: suo padre, spiega,<em> &#8220;scrisse due libri di memorie, il meno interessante dei quali venne  pubblicato, e più di millecinquecento pagine di diari&#8221;; </em>mentre sua madre invece<em> &#8220;ci raccontava le storie del suo passato, che di solito finivano così:  &#8216;io pero&#8217; non ho detto una parola, sono rimasta zitta&#8221;.</em></p>
<p>Un esempio, questo, che non ha seguito la figlia, che crede fermamente che non bisogna rimanere zitti,  <em>&#8220;perché, in un modo o nell&#8217;altro, ci raccontiamo attraverso le persone  che diventiamo&#8221;.</em></p>


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		<title>Il ritorno &#8211; Dentro il nuovo Iraq</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 12:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5131" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/Giuliana-Sgrena-il-ritorno.jpg" alt="Giuliana_Sgrena_il_ritorno.jpg" width="175" />Giuliana Sgrena, giornalista del Manifesto e autrice dei libri <em>Fuoco amico</em> (Feltrinelli 2005, tradotto in numerose lingue), <em>Il</em> <em>prezzo del velo</em> (Feltrinelli 2008, tradotto anche nei paesi arabi), ha pubblicato un nuovo libro nel febbraio scorso, dal titolo <em>Il ritorno &#8211; Dentro il nuovo Iraq.</em></p>
<p>A cinque anni dal suo rapimento in Iraq, la giornalista è tornata a Baghdad e dal suo viaggio è nato un libro-reportage che ci racconta la vita quotidiana in Iraq dopo la guerra americana.</p>
<p>Era il 4 febbraio quando la giornalista che realizzava un reportage per<em> il Manifesto</em> fu rapita e il 4 marzo quando fu liberata dai servizi segreti italiani, un mese dopo.</p>
<p>Un&#8217;operazione che costò la vita a Nicola Calipari, dirigente del SISMI che, nel fare scudo con il proprio corpo alla giornalista, venne raggiunto alla testa da uno dei numerosi proiettili sparati dal &#8220;fuoco amico&#8221; americano.</p>
<p>Fu un trauma per Giuliana Sgrena (rimasta ferita), la quale ha impiegato anni prima di riuscire ad affrontare a viso aperto i suoi incubi e tornare in Iraq. Dapprima timidamente, nella regione di confine controllata dai kurdi.</p>
<p>Poi, finalmente, a Baghdad dove la giornalista del “manifesto” lascia spazio alla descrizione di  ciò che vede. Ora la vita, nonostante lo stillicidio di attentati  sanguinari, sembra<span id="more-5130"></span> riprendere i ritmi del periodo di Saddam Hussein. La  gente torna a mangiare sulle rive del Tigri, le donne riconquistano una  visibilità sociale e politica, tanto da abbandonare il velo, e anche la  sinistra sociale, seppur con fatica, sembra riconquistare uno spazio che  tradizionalmente le appartiene.</p>
<p>Insomma, la nuova strategia americana  di accordarsi con gli anziani dei villaggi sunniti ha di fatto tolto  spazio politico alla propaganda armata del fondamentalismo islamista. Ma  alla vigilia del “disimpegno” americano nell’area non tutti i problemi  paiono essere risolti. Con grande sensibilità umana e giornalistica,  Giuliana Sgrena ci racconta perché.</p>
<p><em>Il ritorno &#8211; Dentro il nuovo Iraq</em> ci racconta la riconciliazione con i luoghi nei quali nel 2005 l&#8217;autrice aveva lasciato una parte di sé. Eccone qui di sotto un estratto particolarmente commovente.</p>
<p><em>&#8220;Qui, a qualche centinaio di metri, sono stata rapita il 4 febbraio del 2005. Un brivido. Non riesco a staccare gli occhi dalla moschea alla ricerca di quei blocchi di cemento che ci avevano impedito la fuga, ma siamo sulla superstrada e non si può rallentare. Non potendomi avvicinare, riesco solo a immaginare quel luogo, ma quella che stiamo percorrendo è proprio la superstrada usata dai miei rapitori per fuggire con me, il loro ostaggio.<br />
</em></p>
<p><em>Quel giorno non c’era traffico, era venerdì, e in ogni caso nessuno mi avrebbe notata. Per giorni, mesi, anni mi ha ossessionato l’idea di rivedere quei posti: quello del rapimento, ma soprattutto quello dove Nicola Calipari ha perso la vita proteggendomi dal fuoco “amico” americano.</em></p>
<p><em>Ogni tanto mi rimbomba ancora nelle orecchie quella raffica di mitragliatrice. Forse, se rivedrò quel luogo, non la sentirò più. Un’idea fissa mi perseguita: quel posto è il passaggio indispensabile nel mio viaggio di recupero di me stessa, o di quella parte di me che è sopravvissuta. È quello il punto in cui si è consumato il passaggio alla mia seconda vita, o semplicemente alla vita del dopo.&#8221;</em></p>


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		<title>Le tribolazioni di una cassiera</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 16:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Sam]]></category>
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		<description><![CDATA[Ipermercarti, supermercati, centri commerciali&#8230; alcune parole che sono ormai entrate a far parte del nostro vocabolario, così come il fatto di andarci a fare la spesa è oggi diventato parte dei nostri gesti quotidiani. Eppure spesso, nel nostro modo di agire sempre di fretta come consumatori, non badiamo alle persone che lavorano in questi posti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4723" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/g_8879729926g.jpg" alt="le_tribulazioni_di_una_cassiera.jpeg" width="175"/>Ipermercarti, supermercati, centri commerciali&#8230; alcune parole che sono ormai entrate a far parte del nostro vocabolario, così come il fatto di andarci a fare la spesa è oggi diventato parte dei nostri gesti quotidiani.</p>
<p>Eppure spesso, nel nostro modo di agire sempre di fretta come consumatori, non badiamo alle persone che lavorano in questi posti e con cui scambiamo a mala  pena (se siamo persone dotate di un minimo di educazione) tre parole: Buongiorno, grazie, arrivederci.<br />
E questo nel migliore dei casi&#8230;</p>
<p>Vi siete mai domandati a cosa potrebbe pensare la persona seduta dietro alla cassa del supermercato dove ogni settimana andate a fare la spesa?</p>
<p><span>Che idea si fa la cassiera di quel che  comprano i clienti, di quel che dicono, delle domande che fanno? Quando passiamo alla cassa crediamo che la cassiera non  ci veda, crediamo addirittura che sia quasi una macchina. </span></p>
<p><span>Ma quando la  cassiera si chiama Anna Sam, ha una laurea in lettere e gli occhi bene  aperti, allora tutti i nostri comportamenti, più o meno corretti, più o  meno garbati, più o meno stravaganti finiscono sotto la sua lente di  ingrandimento per poi venire registrati<span id="more-4715"></span> in maniera indelebile in un  libro divertentissimo. </span></p>
<p>L&#8217;autrice ha iniziato nel 2000 a lavorare nella grande distribuzione come cassiera o meglio come <em>&#8220;hostess di cassa&#8221;</em> (così viene scritto sulle sue buste paga) per pagarsi gli studi di lettere all&#8217;università.</p>
<p>Una volta laureata, non trovando lavoro nel suo campo, quello di hostess di cassa è diventata la sua principale attività fino a un giorno del 2007 in cui, stuffa dello sguardo condiscendente dei clienti, Anna apre un blog in cui racconta con umorismo e ironia il quotidiano di una cassiera e aneddoti che le sono capitati con la volontà e la speranza di cambiare le idee preconcette su quel mestiere.</p>
<p>Mostrare cosa c&#8217;è dietro a questa professione troppo spesso snobbata ma farlo con umorismo come in questo blog, come racconta l&#8217;autrice, <em>&#8220;è stata davvero l’unica valvola di sfogo&#8221;</em> per poter sopportare una professione alienante, ripetitiva, che si svolge al ritmo dei bip della cassa!</p>
<p>Grazie al passaparola il blog raggiunge in pochissimo tempo un numero alto di visitatori e Anna Sam firma un contratto con una casa editrice, trasformando in libro i post elettronici del suo blog. Inoltre dà le sue dimissioni e diventa la portavoce delle cassiere.</p>
<p>Tra le perle dei racconti (tutti veri, ci tiene a sottolineare l&#8217;autrice) troviamo le mamme che <span>fanno del supermercato un&#8217;occasione pedagogica: <em>&#8220;vedi amore, se non sei bravo a scuola, lavorerai a una cassa come  quella signorina là&#8221;</em>, </span><span>clienti che estraggono i soldi da calzini bucati o da reggiseni scoloriti, </span><span>chi tenta di rubare un dvd nascondendolo nella confezione del camembert, o delle pile fra le lattine di Coca-Cola incellofanate&#8230; l&#8217;elenco sarebbe troppo lungo per riportarlo tutto!<br />
</span></p>
<p>Grazie all&#8217;autrice impariamo anche che in media al giorno si dicono: 250 &#8220;Buongiorno&#8221;, 250 &#8220;Arrivederci-Buona giornata&#8221;, 500 &#8220;Grazie&#8221;, 200 &#8220;Ha la Fidelity Card?&#8221;, 70 &#8220;Il suo codice per favore&#8221;, 70 &#8220;Può riprendere il bancomat&#8221;. Questo libro costituisce una bella <span>raccolta di curiosità, sfoghi e aneddoti sulla professione di cassiera nella grande distribuzione; è molto divertente e nonmancherà di farci riflettere sui nostri comportamenti!<br />
</span></p>


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		<title>Pane nostro</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 10:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il pane è la manna della terra. Predrag Matvejević narra il grandioso vagabondaggio del grano, la lunga selezione e specializzazione trasmessa dalle generazioni.» Così scrive Erri De Luca nella postfazione del libro dell&#8217;autore bosniaco, oggi professore ordinario di slavistica all&#8217;Università La Sapienza di Roma, dove vive. Pubblicato da Garzanti, il libro è il frutto di vent&#8217;anni di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4417" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/Matvejevic-Pane-nostro3378_img.jpg" alt="Matvejevic_Pane_nostro.jpg" width="175" />&#8220;<em>Il pane è la manna della terra. Predrag Matvejević narra il grandioso vagabondaggio del grano, la lunga selezione e specializzazione trasmessa dalle generazioni</em>.» </p>
<p>Così scrive Erri De Luca nella postfazione del libro dell&#8217;autore bosniaco, oggi professore ordinario di slavistica all&#8217;Università La Sapienza di Roma, dove vive. </p>
<p>Pubblicato da Garzanti, il libro è il frutto di vent&#8217;anni di lavoro, nonché di un ricordo d’infanzia.</p>
<p>L&#8217;autore racconta che quando era un bambino suo padre lo mandava di nascosto a portare un po’ di pane a tre  prigionieri tedeschi che pativano la fame: a ricambiare un gesto analogo, quando il padre, ai lavori forzati in Germania, era stato rifocillato da un pastore protestante.</p>
<p>E’ un grande racconto, ricco di sapienza e di poesia. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando  miliardi di essere umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri ne sprecano in abbondanza. </p>
<p>Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della nostra alimentazione occidentale. Ha accompagnato, anche nella<span id="more-4416"></span> forma della galletta o della focaccia, i viaggiatori, i pellegrini, i marinai… </p>
<p>Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e infinite: le guerre per procacciarsi il cibo, le lunghe controversie sul pane – lievitato anziché azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche simbolo, al centro del rito. E lo si ritrova, nelle sue mille verità, in molte opere d’arte, dall’Antico Egitto alla pop art.</p>
<p>Raccontando questa saga sul pane, come nel suo «geniale, imprevedibile e fulmineo <em>Breviario mediterraneo</em>» (Claudio  Magris), Matvejević ci parla di Dio e degli uomini, della storia e  dell&#8217;antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell&#8217;amore. Quella che ci regala Pane nostro è una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza.</p>
<p><em>«Ciascuno troverà in queste pagine pane per la sua fame: sia essa  anelito di fede o attesa di giustizia, sia stupore per il seme che cresce misteriosamente oppure curiosità di ripercorrere le infinite  «vie» nel tempo e nello spazio di questo cibo che nasce dalla stanzialità del contadino, sia ancora desiderio di conoscere la feconda fantasia dell&#8217;uomo che ha saputo dare forme e consistenze sempre diverse  a quell&#8217;unico alimento così da renderlo appetibile e accessibile nelle situazioni più disparate.»</p>
<p>Dalla Prefazione di Enzo Bianchi, autore de &#8220;Il pane di ieri&#8221;.<br />
</em></p>


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		<title>Il gatto del rabbino</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 15:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fumetto]]></category>
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		<category><![CDATA[Joann Sfar]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Association]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto francese]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto del rabbino]]></category>
		<category><![CDATA[racconti a fumetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo decennio il fumetto francese ha vissuto una fase di rinnovamento. Autori poco più che trentenni si sono cimentati in quest&#8217;arte ottenendo dei risultati straordinari, non tanto nella grafica quanto nella capacità narrativa e nella scrittura. Joann Sfar è il capofila di questa corrente, che negli anni è cresciuta attorno ad un collettivo chiamato l&#8217;Association. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2107" title="Sfar" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/Sfar.jpg" alt="Sfar" width="175" /> Nell&#8217;ultimo decennio il fumetto francese ha vissuto una fase di rinnovamento. Autori poco più che trentenni si sono cimentati in quest&#8217;arte ottenendo dei risultati straordinari, non tanto nella grafica quanto nella capacità narrativa e nella scrittura.</p>
<p>Joann Sfar è il capofila di questa corrente, che negli anni è cresciuta attorno ad un collettivo chiamato l&#8217;Association. Per Sfar il fumetto è un&#8217;opera dal contenuto letterario e culturale spesso più interessante della narrativa media contemporanea. </p>
<p>Sfar nel disegno non cerca il virtuosismo, e come Pratt ama lavorare direttamente a china, senza prima nessun disegno a matita.</p>
<p>Le fonti di ispirazione per la sua serie di racconti a fumetti provengono dalla tradizione ebraica, dai racconti fantastici anglosassoni e dalla filosofia greca. </p>
<p>Nella serie de &#8220;Il gatto del  rabbino&#8221; il lettore è travolto da una continua varietà di situazioni e atmosfere che si susseguono senza sosta.</p>
<p>Si hanno arguti e divertenti dialoghi filosofici tra il gatto che miracolosamente ha imparato a parlare e il suo padrone Rabbino, personaggi strampalati come Malka<span id="more-2083"></span> dei leoni, che gira sempre con il suo leone addomesticato dietro, scene di un viaggio dall&#8217;Africa alla Francia per visitare la famiglia del novello sposo della figlia del Rabbino, e molto altro ancora.</p>
<p>Sotto la superficie del racconto mobile, coinvolgente e spiritoso, si nasconde sempre una riflessione profonda sulla religione, sulle differenze culturali e sul significato dell&#8217;essere artista. Questo fa di questa serie di racconti un&#8217;opera ancora più preziosa.</p>


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		<title>L&#8217;ultima lacrima</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Satirico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>
		<category><![CDATA[feltrinelli]]></category>
		<category><![CDATA[l'ultima lacrima]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Dopo l&#8217;ultima lacrima la pista da ballo è vuota, è il paradiso, senorita anche senza l&#8217;orchestra è la libertà, amica mia&#8221;. L&#8217;ultima lacrima è una raccolta di racconti di Stefano Benni, pubblicata nel 1994 dalla casa editrice Feltrinelli. Il titolo caratterizza l&#8217;effetto che la serie di racconti ha, o dovrebbe avere, sui lettori. In effetti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1512" title="9788807813948g" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/9788807813948g.jpg" alt="9788807813948g" width="175"/> &#8220;Dopo l&#8217;ultima lacrima la pista da ballo è vuota, è il paradiso, senorita anche senza l&#8217;orchestra è la libertà, amica mia&#8221;.</em></p>
<p>L&#8217;ultima lacrima è una raccolta di racconti di Stefano Benni, pubblicata nel 1994 dalla casa editrice Feltrinelli.</p>
<p>Il titolo caratterizza l&#8217;effetto che la serie di racconti ha, o dovrebbe avere, sui lettori.<br />
In effetti la prima reazione è quella di una risata agghiacciante seguita istantaneamente da un ironico pianto. </p>
<p>Le situazioni e le dinamiche dei protagonisti dei racconti ritraggono, in maniera generale, i vizi e le virtù della società di oggi e, in particolare, quella italiana.</p>
<p>In venti racconti tragicomici sull&#8217;Italia di oggi, Benni esaspera la realtà facendola ancora una volta ricadere nel mondo della fantasia, la sua. </p>
<p>I racconti costituiscono l&#8217;invenzione di un mondo in cui i comportamenti e le azioni non hanno alcuna relazione logica, dove bancomat, pesci, esche e libri cominciano a parlare, e dove la realtà viene rivelata solo a tratti, al<span id="more-1511"></span> fine di non esaurire con la semplice fantasia il messaggio morale che l&#8217;autore vuole trasmettere.</p>
<p>Stefano Benni sa quali sono i mostri che si annidano nella società moderna, e si attribuisce il compito di stanarli, andandoli a cercare uno ad uno e trovando per ciascuno una storia da raccontare. </p>
<p>Ma badate bene, l&#8217;immaginazione riesce a far sì che il mondo ruoti intorno a loro, almeno nel libro. In questo mo(n)do, al centro della scena i riflettori sono tutti puntati su chi, prima di allora o meglio&#8230;prima di sempre, si è sempre trovato in secondo piano, se non ultimo; si è nascosto involontariamente nella moltitudine, mascherando la propria unicità. </p>
<p>Benni immagina un mondo in cui i protagonisti sono coloro che non hanno mai sognato di esserlo, perchè non erano richiesti, perchè non avevano nulla da raccontare. </p>
<p>E immaginandoli, lo scrittore adopera una trasfigurazione fantastica, così che se nella realtà risiedevano ruoli ben precisi e conformati nel mondo inventato sono fantasmi vendicativi e tenori capricciosi, la crociera della Nuova Destra e la Scuola dell&#8217;Obbligo Televisivo, sedie elettroniche ed alta Audience e Orfei allucinogeni&#8230;</p>
<p>La prosa di Benni riesce a soddisfare la nostra fantasia, e a saziare la nostra immaginazione. Mirabilamente e pirotecninca come sempre, non risparmia niente e nessuno e ci lascia, alla fine, la speranza nella forza della scrittura e della fantasia.</p>


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		<title>Amleto, Alice e la Traviata</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 11:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se potessi vedere il tempo che c&#8217;era ai miei tempi&#8221; La presentazione di un libro, o, come in questo caso, di una raccolta di monologhi, è meglio che non prescinda dalle &#8220;precise parole&#8221; (che guarda caso è un altro monologo di qualche anno fa della stessa attrice) dell&#8217;autrice Lella Costa, così intervistata nella redazione della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1461" title="amletoaliceelatraviata" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/amletoaliceelatraviata.jpg" alt="amletoaliceelatraviata" width="175"/>&#8220;Se potessi vedere il tempo che c&#8217;era ai miei tempi&#8221;</em></p>
<p>La presentazione di un libro, o, come in questo caso, di una raccolta di monologhi, è meglio che non prescinda dalle &#8220;precise parole&#8221; (che guarda caso è un altro monologo di qualche anno fa della stessa attrice) dell&#8217;autrice Lella Costa, così intervistata nella redazione della Feltrinelli:</p>
<p><em>&#8220;In questi tre anni ho scritto altri monologhi, nell&#8217;ordine cronologico &#8220;Traviata&#8221; con sottotitolo &#8220;L&#8217;intelligenza del cuore&#8221;, &#8220;Alice, una meraviglia di paese&#8221; e &#8220;Amleto&#8221;, senza sottotitoli e senza didascalie perchè Amleto è Amleto. [...] </p>
<p>Credo che ci sia una qualche forma di richiesta: molte persone del pubblico, a fine spettacolo, vengono a chiedere dove possono trovare il copione, anche per soffermarsi su alcune cose che pensano di aver perso. [...] </p>
<p>Il libro stampato dei monologhi è come una misura del tempo, per constatare quanta</em><em> strada ho fatto e come sono arrivata fin qui. [...] Io credo che una caratteristica imprenscindibile del teatro, e tutto ciò che avviene anche come comunicazione orale, dal vivo, sia che tutte le dimensioni siano<span id="more-1460"></span> presenti perchè tutto funzioni. Quindi ci vuole in testo, i volumi, le luci, gli interpreti, gli autori, la relazione con il pubblico, i ritmi, i tempi, i fiati, le pause dettate dalla scritture di palcoscenico, non quella lettararia. [...] </p>
<p>Ho fatto prima la Traviata, con la regia di Gabriele Vacis, che si è configurata come il puro melodramma nella condizione di massima identificazione possibile da parte del pubblico: eterosessuali, omosessuali, maschi, femmine, cantanti, utilizzando un verso di De Andrè. </p>
<p>Capita a molti nella vita di avere un amore infelice, un amore frainteso, un amore nel quale si sono fatti dei sacrifici, presunti o reali, efficaci o meno e quindi Traviata è stato questo con una sorta di dichiarazione d&#8217;amore per due figure guida che sono Marylin Monroe e Maria Callas. Con Giorgio Gallione abbiamo fatto una Alice difficilissima. Alice è un libro molto amato ma forse poco conosciuto. </p>
<p>Forse uno pensa di conoscere Alice ma pensa al film di Walt Disney che per altro è il più visionario e il più incredibile film di Walt Disney. Alice non è una struttura drammaturgica ma teatrale, quindi abbiamo dovuto inventare, scegliere cosa dover raccontare e dove volevamo andare. </p>
<p>E con lo stesso Giorgio Gallione abbiamo lavorato su Amleto. Dopo Alice andare nel teatro vero, quello maiuscolo, in cui ti perdi, veramente ti innamori. E per me viaggiare verso la lettura prima e l&#8217;apprendimento dopo è stato provare un sentimento forte. Penso sia stato un sentimento di enorme inadeguatezza e presunzione: mettere le mani su un testo così e provare a riraccontarlo. </p>
<p>Non è parodia, assolutamente, non è rivisitazione, è uno degli infiniti punti di vista che si può avere su un autore infinito come è Shakespeare e che nasce da una infinita ammirazione e devozione nei suoi confronti.&#8221;</em></p>
<p>Gli spettacoli di Lella Costa sono esattamente spettacoli di Lella Costa. Il modo di raccontare, e correre a perdifiato con le parole fanno di Lella un&#8217; attrice teatrale unica. La sua responsabilità consiste nel trascendere la barriera che separa spettatore dal palcoscenico e &#8220;tenendolo per mano&#8221; trasportarlo all&#8217; interno dello spettacolo, come su una barca che si lascia trasportare dagli sbalzi e dalle calme di un fiume di parole. </p>
<p>Lella Costa è riuscita a riportare il senso di finta perdita e di espansione caratteristici del mondo moderno: pensieri che vanno, volano, si perdono, ritornano, scompaiono. E in questo marasma spaventoso stabilire un ordine fondamentale, su cui la storia si poggia. Dalla prefazione di Michele Serra:</p>
<p><em>&#8220;Ci fidiamo di lei perché parte per il suo viaggio dentro i classici senza alcuna supponenza, senza pesantezza accademica o birignao da diva, cercando e trovando i nessi logici, le emozioni, le scoperte e le riscoperte che fanno da benefico antidoto allo spaesamento dei massificati, dei confusi dal troppo, dei saturi di notizie.”</em></p>


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		<title>Il diario di Adamo ed Eva</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 15:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens) trascorse i primi anni di vita sulle rive del Mississipi (luoghi che ricorreranno nelle sue opere). Appena dodicenne lavorò come litografo e più tardi come pilota fluviale; partecipò alla guerra civile. Seguì un periodo di viaggi con il fratello Orion, durante il quale intraprese una fortunatissima carriera di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1219" title="ildiariodiadamoedeva" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/ildiariodiadamoedeva.jpg" alt="ildiariodiadamoedeva" width="175" />Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens) trascorse i primi anni di vita sulle rive del Mississipi (luoghi che ricorreranno nelle sue opere). </p>
<p>Appena dodicenne lavorò come litografo e più tardi come pilota fluviale; partecipò alla guerra civile.</p>
<p>Seguì un periodo di viaggi con il fratello Orion, durante il quale intraprese una fortunatissima carriera di conferenziere. </p>
<p>Conclusa la successiva avventura di minatore e cercatore d&#8217;oro in Nevada, iniziò la carriera giornalistica, che lo vide collaborare a diversi quotidiani e lo portò, come inviato, da un continente all&#8217;altro.</p>
<p>Dal 1865 i suoi racconti, apparsi prima su riviste e poi raccolti in volume, ottennero un crescente successo, rivelando le sue qualità di caricaturista sottile. </p>
<p>Con i fortunatissimi romanzi &#8220;Le avventure di Tom Sawyer&#8221; (1876), &#8220;Vita sul Mississippi&#8221; (1883) e &#8220;Le avventure di Huckleberry Finn&#8221; (1884) creò un&#8217;epopea<span id="more-1177"></span> americana con tratti umoristici e picareschi.</p>
<p>In questo piacevole libro Mark Twain rivisita in chiave satirica il racconto biblico di Adamo ed Eva, immaginando l&#8217;evolversi della loro storia d&#8217;amore, dal primo incontro fino ai figli avuti insieme.</p>
<p>Essendo gli antenati di tutti gli esseri umani, i due vengono caricati degli stereotipi universali sui due sessi: Eva è vanitosa, ingenua, sensibile, romantica e affascinata da tutto ciò che la circonda, mentre Adamo è rozzo, solitario e all&#8217;apparenza un pò ottuso. Eppure, con tutti i disagi che l&#8217;unione tra Adamo ed Eva comporta ad entrambi, il paradosso è che l&#8217;uomo e la donna si amano comunque.</p>
<p>La lettura del racconto, scritto sotto forma di &#8220;doppio diario&#8221; è scorrevole e divertente, soprattutto perché offrendo due diverse e spesso opposte chiavi di lettura degli eventi vissuti, mostra quanto sia difficile capirsi e comunicare specialmente all&#8217;inizio di una nuova relazione d&#8217;amore.</p>
<p>Dal diario di Eva: <em>&#8220;Il Giardino è perduto, ma io ho trovato lui e sono contenta. Mi ama con tutto l&#8217;amore di cui è capace, e io lo amo con tutta la forza della mia natura appassionata, e questo, credo, è conforme alla mia giovinezza e al mio sesso. Se chiedo a me stessa perché lo amo, non so dare una risposta, ma in realtà non mi importa tanto di saperlo; sicché penso che questo genere di amore non sia un prodotto del ragionamento e delle statistiche, come l&#8217;amore che si prova per gli altri rettili e animali. (&#8230;)  Si. Credo di amarlo unicamente perché è mio ed è un uomo. Non c&#8217;è altra ragione suppongo. (&#8230;) Così credo. Ma io sono soltanto una ragazza, e la prima che ha preso in esame la questione, e può anche essere che nella mia ignoranza e nella mia inesperienza non abbia visto giusto&#8221;</em></p>
<p>Sulla tomba di Eva: <em>&#8220;Dovunque era lei, là era l&#8217;Eden. Adamo&#8221;</em></p>


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		<title>Le streghe</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Roald Dahl]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[streghe]]></category>

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		<description><![CDATA[Non volano sulla scopa né portano cappelli larghi e abiti stracciati, non hanno nasi lunghi né grigi capelli arruffati. Le streghe, quelle vere, quelle a cui ogni bambino dovrebbe fare attenzione, hanno le parvenze di signore qualunque ed anche con le dovute precauzioni è molto difficile riconoscerle, quando si presentano con le loro maniere gentili [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1185" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/le-streghe.jpg" alt="le-streghe" width="175"/> Non volano sulla scopa né portano cappelli larghi e abiti stracciati, non hanno nasi lunghi né grigi capelli arruffati. Le streghe, quelle vere, quelle a cui ogni bambino dovrebbe fare attenzione, hanno le parvenze di signore qualunque ed anche con le dovute precauzioni è molto difficile riconoscerle, quando si presentano con le loro maniere gentili ed i loro sorrisi rassicuranti.</p>
<p>Ogni bambino però dovrebbe sapere che un modo per riconoscere queste pericolose dame esiste: fate attenzione alle loro teste, alle loro mani, alla forma dei loro piedi, alla loro lingua e non lasciati sfuggire i dettagli&#8230; potrebbero essere essenziali! </p>
<p>E se notate qualcosa di strano intorno a voi… scappate più veloce che potete!! Le conseguenze potrebbero essere terribili… Il nostro protagonista lo sa bene. </p>
<p>Nonostante i racconti della nonna, che da brava norvegese era esperta di storie di streghe, l’avessero messo in guardia, l’irresistibilità degli eventi ha<span id="more-1184"></span> avuto la meglio, trascinando il nostro giovanotto in un’avventura dal finale sorprendente.</p>
<p>Roald Dahl è uno dei più celebri autori di libri per bambini e con i suoi scritti ha accompagnato l’infanzia di diverse generazioni. I suoi racconti hanno dato vita ad un vero e proprio mondo fantastico, che ha visto un florido successo anche dopo la morte dell’autore.</p>
<p>Elementi caratteristici sono i personaggi originali ed un vasto vocabolario di neologismi, che sono il vero tratto distintivo della penna di Roald Dahl.</p>
<p>La Norvegia, che gli ha dato i natali è un riferimento ricorrente nei suoi racconti, come anche i membri della sua famiglia che hanno ispirato molti dei suoi personaggi.</p>
<p>Non mancano poi, alla fine di ogni racconto, alcuni approfondimenti e consigli ai più giovani che voglio cimentarsi nell’arte della scrittura. I suoi racconti sono stati illustrati da Quentin Blake ed il loro lavoro insieme diventerà una collaborazione duratura e vincente. Il tratto di Blake è infatti il secondo importante carattere distintivo del fantastico mondo di Roald Dahl.</p>
<p>Questo mondo non si limita ai suoi libri: esiste infatti anche un museo della vita di Roald Dahl, situato laddove egli soleva vivere e scrivere, in Buckinghamshire village, sobborgo poco distante da Londra,<span> </span><em>The Roald Dahl Museum and Story Centre </em>(<a href="http://www.roalddahlmuseum.org/">www.roalddahlmuseum.org</a>) ed inoltre la vendita dei suoi libri finanzia, attraverso la <em>Roald Dahl Foundation</em>, cure pediatriche specializzate nel Regno Unito.</p>
<p>Tanti motivi, perciò, per entrare a fare parte di questo magico mondo, aperto a tutti i bambini, ovviamente… ma anche ai meno piccoli!</p>


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