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	<title>Ok Libri . com &#187; autobiografia</title>
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		<title>Le strade che non portano a Roma &#8211; Riflessioni e massime d&#8217;un libertario</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 11:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con quella faccia un po’ così e quei suoi testi indimenticabili, Georges Brassens (1921-1981) resta lo chansonnier d’oltralpe per eccellenza. Scrittore, poeta, attore e, soprattutto, cantautore, Brassens si definisce essenzialmente “anarchico”: un’anarchia che è forma di resistenza, un qualcosa di “congenito”, il rifiuto di un pensiero di massa. Tuttavia di rado si è provato a [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5047" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/9788860632234.jpeg" alt="Le_strade_che_non_portano_a_Roma.jpeg" width="175" />Con quella faccia un po’ così e quei suoi testi indimenticabili,  Georges Brassens (1921-1981) resta lo chansonnier d’oltralpe per  eccellenza.</p>
<p>Scrittore, poeta, attore e, soprattutto, cantautore, Brassens si definisce essenzialmente <em>“anarchico”</em>: un’anarchia che è forma di resistenza, un qualcosa di <em>“congenito”</em>, il rifiuto di un pensiero di massa.</p>
<p>Tuttavia di rado si è provato a leggere le sue idee separandole dalle  note. Ora, per Coniglio Editore, escono queste riflessioni a briglia  sciolta, aforismi e annotazioni tratte da alcune collezioni private,  dalle <em>“Oeuvres Complètes”</em> e da altri volumi mai tradotti nella nostra  lingua.</p>
<p>Sono pensieri, provocazioni e stilettate di uno dei più famosi cantautori di  ogni tempo. In forma di aforismi esplosivi e di risposte che suonano  come schiaffi alle domande pudiche della borghesia del suo e forse del  nostro tempo, Georges Brassens ci regala un manifesto di libertà.</p>
<p>Attraverso le sue parole, l&#8217;immaginazione e la realtà vanno a braccetto,  annientando le difese dei benpensanti, dei chierici, dei carrieristi  senza qualità.</p>
<p>Questa autobiografia ci fa riscoprire l&#8217;artista attraverso una serie di pensieri e ci fa vedere un uomo capace di comprendere la società contemporanea e consumistica<span id="more-5046"></span> osservando il proprio ombelico, scrutando una realtà al tempo stesso mononucleare ed universale.</p>
<p>Brassens è stato il grande ispiratore di <em>Fabrizio De Andrè</em>: il cantautore genovese non esitava mai di definirlo <em>“maestro”</em>, né durante  le interviste, né quando, in un concerto, proponeva le sue  personalissime traduzioni: <em>Il gorilla </em>(<em>Le gorille</em>), <em>Morire per delle idee </em>(<em>Mourir pour des idees</em>), <em>Marcia nuziale</em> (<em>Marche nuptiale</em>), <em>Nell’acqua della chiara fontana</em> (<em>Dans l’eau de la claire fontaine</em>).</p>
<p>Un maestro nella musica e nella vita,  in questo anarchismo sublimato dall’amore per la poesia, dalla ricerca  di comprendere i substrati più umili della società, dall’esorcizzazione  della morte.</p>


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		<title>Stupore e tremori</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amélie Nothomb]]></category>
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		<description><![CDATA[Stupore e tremori (Stupeur et tremblements) è un romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb definito da lei stessa autobiografico. Ha ricevuto il Grand Prix du roman dell&#8217;Académie française. La Nothomb, scrittrice lontana da qualsiasi stereotipo e ormai personaggio cult della letteratura francese, vanta la pubblicazione di un romanzo all&#8217;anno a partire dal 1992, anno in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2745" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp15.jpeg" alt="stupore e tremori.jpeg" width="175" /><em>Stupore e tremori</em> (<em>Stupeur et tremblements</em>) è un romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb definito da lei stessa autobiografico. Ha ricevuto il Grand Prix du roman dell&#8217;Académie française.</p>
<p>La Nothomb, scrittrice lontana da qualsiasi stereotipo e ormai personaggio cult della letteratura francese, vanta la pubblicazione di un romanzo all&#8217;anno a partire dal 1992, anno in cui ha esordito in maniera dirompente con &#8220;Hygiène de l&#8217;assassin&#8221;: un best-seller da 100.000 copie (e 125.000 nelle edizioni tascabili), da cui sono stati tratti un film e due riduzioni teatrali. </p>
<p>Figlia di un ambasciatore belga, nata a Kobe, in Giappone, Amélie ha trascorso la sua infanzia e l&#8217;adolescenza tra Cina, Stati Uniti, Laos, Birmania e Bangladesh. Questo l&#8217;ha portata a sentirsi poi &#8220;fuori luogo&#8221;, in qualche modo diversa dai suoi coetanei, al rientro in Occidente. </p>
<p>Questo isolamento un po&#8217; forzato ha sviluppato in lei il desiderio di scrivere, grazie al quale ha prodotto un&#8217;impressionante mole di testi in gran parte pubblicati, e con successo: Stupore e tremore, edito da Albin Michel, ha venduto in Francia 400.000 copie.</p>
<p>La storia è divertente, ricca di humour e incentrata in parte proprio sul senso di non appartenenza ad alcuna cultura &#8220;certa&#8221;, di riferimento. E&#8217; il racconto corrosivo e surreale di un anno di lavoro in una grande multinazionale giapponese: la giovane neoassunta<span id="more-2743"></span> Amélie, felice di aver realizzato il sogno di lavorare nel paese in cui è nata,  viene assunta alla Yumimoto, vero e proprio impero dell&#8217;import-export tra il Giappone e il resto del mondo. </p>
<p>Il suo impatto con la struttura gerarchica dell&#8217;ufficio è immediatamente traumatico. Eppure Amélie conosce bene la lingua giapponese, gli usi e costumi di quel paese, le regole di un lavoro impiegatizio. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il complesso meccanismo della Yumimoto non può essere compreso sino in fondo da una mente occidentale e Amélie si ritrova in breve tempo a subire non solo gli aspri rimproveri dei suoi dirigenti ma anche una lenta, graduale e inarrestabile retrocessione, sino ai ruoli più infimi.  </p>
<p>E tra tutti gli spettatori della sua incredibile parabola, spicca la figura flessuosa e bellissima di Fubuki&#8230; il suo capo diretto che punisce la giovane occidentale affidandole compiti modesti, quasi insignificanti. Amélie si ritrova nell&#8217;assurda condizione di sapere di poter svolgere compiti interessanti, per la sua preparazione e la conoscenza della lingua francese, ma di non essere mai messa in condizione di dimostrarlo a causa delle ferree regole interpersonali che vigono all&#8217;interno della Yumimoto. </p>
<p>Costretta a cambiare la data ai calendari, a servire il caffè, a occuparsi delle toilette&#8230; Amélie raggiunge il limite della sopportazione, ma malgrado queste umiliazioni non rassegna le dimissioni, fermamente decisa a rimanere sino allo scadere annuale del contratto. Amélie non è però il tipo che s&#8217;arrende, poiché dotata di un umorismo graffiante e di una fervida immaginazione. </p>
<p><em>&#8220;Di una cantante che riesca a passare dal registro di soprano a quello di contralto si dice che possiede una vasta estensione: io mi permetto di sottolineare la straordinaria estensione del mio talento, in grado di cantare in tutti i registri, tanto in quello di Dio che in quello di signora Pipì&#8221;</em>, si consola così la nostra (anti)eroina.</p>
<p>Impossibile svelare la fine che ci dice molto della protagonista e di quanto autobiografismo si nasconda in queste ironiche pagine. La scrittrice analizza uno per uno i codici della società giapponese: la negazione dell&#8217;individualità, il rispetto della gerarchia, la sottomissione delle donne. Le umiliazioni diventano delle sfide, le angherie  un modo di fare lavorare i suoi neuroni. </p>
<p>Tutto il romanzo è interessante, pieno di assurdo e di surrealismo con un vocabolario ricercato. Il libro ci regala un&#8217;analisi incisiva ma non priva di umorismo sulle condizioni di lavoro nipponiche.<br />
Il titolo del libro viene dall&#8217;antico protocollo imperiale che prevedeva che si si rivolgeva all&#8217;imperatore lo facesse con &#8220;stupore e tremori&#8221;.</p>


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		<title>La prima mano</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 10:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2358" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/3984_RosettaLoy_1239904372.jpg" alt="La prima mano.jpg" width="175" /> <em>La prima mano</em> è sostanzialmente la storia dell&#8217;infanzia dalla scrittrice romana Rosetta Loy. E&#8217; infatti ambientato nella sua città natale, Roma, prima e durante la seconda guerra mondiale. </p>
<p>Si tratta dell&#8217;ultimo lavoro della Loy, pubblicato originariamente in francese nel 2007, e pensato appositamente per il pubblico transalpino, su invito di Colette Fellous, che dirige la collana <em>Traits et portraits</em> per l&#8217;editore Mercure de France. </p>
<p>Il libro è stato accolto dalla critica come un capolavoro ed è stato acclamato con grande entusiasmo dal pubblico. In Italia è stato pubblicato nel 2009 da Rizzoli.</p>
<p>La storia è incentrata sulla sua infanzia con particolare attenzione alla storia del padre, amato profondamente dalla narratrice; infatti è la sua la mano a cui il titolo fa riferimento. </p>
<p>La narrazione parte con il fidanzamento del padre, un ingegnere piemontese, con la sua giovane impiegata; un fidanzamento fortemente contrastato dalla madre di lui, ma che alla fine porterà i due protagonisti fino al matrimonio, dalla cui<span id="more-2357"></span> unione nasceranno un figlio maschio e tre femmine, l&#8217;ultima delle quali è l&#8217;autrice stessa.</p>
<p>Successivamente, nel romanzo, si avviano i ricordi diretti della Loy, quelli tipici dello sguardo di una bambina che vive una vita privilegiata; rievoca infatti le vacanze al mare e in montagna con la famiglia, le cameriere e le balie, la scuola. </p>
<p>Ma a queste immagini si sommano inevitabilmente anche quelle della seconda guerra mondiale, con i problemi della scarsità di cibo e le varie privazioni che ogni guerra comporta. Quindi scorrono inesorabili i ricordi del conflitto: la fame, l&#8217;occupazione, le stragi naziste, i bombardamenti su Roma, fino all&#8217;arrivo degli americani. </p>
<p>E tra i primi disagi che l&#8217;adolescenza comporta e le scene belliche di desolazione, continua un&#8217;inarrestabile carrellata di ricordi, permettendo così alla narratrice la descrizione di una realtà che, ai suoi occhi di bambina prima, e di adolescente dopo, si stava sgretolando tutto intorno. </p>
<p>Ci sono i primi turbamenti, l&#8217;infelice consapevolezza del proprio corpo. I viaggi con la famiglia su improbabili treni, mentre scene belliche di desolazione passano nel sole dell&#8217;estate davanti al portellone aperto del vagone bestiame. </p>
<p>La narratrice percepisce il mondo che si sgretola fuori dalle sue stanze e intanto coltiva un senso di universale compassione che non la lascia mai, neanche quando nell&#8217;età matura conosce l&#8217;amore più doloroso e profondo.</p>
<p>La narrazione è accompagnata da fotografie che fissano momenti della sua storia personale, stati d’animo, atmosfere, sentimenti che si riflettono nel racconto senza necessariamente corrispondervi, immagini che conservano la loro parte di segreto e che rimandano ad altre immagini o a parole o a un gusto, come quello del cioccolato con l’arrivo a Roma degli americani, “ i nostri liberatori nonché conquistatori ”</p>
<p>La rivista francese <em>Livres Hebdo</em> lo ha definito <em>un memoir alle radici del suo essere, dove la nostalgia è intelligente, pudica e senza effusioni, eppure carica di una tenerezza violenta e sensuale</em>.&#8221;</p>


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		<title>Jane Eyre</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1896" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp4.jpeg" alt="Jane Eyre.jpeg" width="175" /> Charlotte Brontë, la maggiore di età delle tre sorelle Brontë, scrisse la sua prima opera &#8220;Jane Eyre&#8221;, che fu pubblicata nel 1847 e si rivelò il capolavoro della scrittrice inglese. </p>
<p>Il libro fu accolto con successo fin dall&#8217;inizio, nonostante il suo porsi in dissonanza con i cliché dell&#8217;epoca, ed ancora oggi è molto attuale: questo grazie alla costruzione della psicologia dei personaggi (descritta con molta finezza), all&#8217;intensa analisi dei sentimenti e soprattutto alla creazione del personaggio di Jane Eyre, dotato di integrità, forza interiore e passionalità.</p>
<p>La forma scelta dalla scrittrice per il racconto è quella dell&#8217;autobiografia: la protagonista, Jane Eyre, si rivolge in modo diretto a noi lettori e alterna aspetti puntualmente descrittivi dell&#8217;ambiente e dei personaggi con approfondimenti sull&#8217;evoluzione della protagonista dal punto di vista emotivo, morale e sentimentale. </p>
<p>Il periodo di infanzia di Jane Eyre, rimasta orfana, si svolge presso la famiglia della fredda zia, dove subisce le sue continue vessazioni, per poi proseguire presso una scuola di carità, dove l&#8217;austerità e la durissima disciplina rendono il carattere della ragazzina forte e deciso. </p>
<p>Diventata poi insegnante, Jane Eyre trova un&#8217;occupazione presso la sfarzosa dimora di Thornfield Hall, appartenuta da sempre alla nobile famiglia dei Rochester, dove svolge le mansioni di istitutrice per Adele, la figlia adottiva del padrone di casa, <span id="more-1891"></span>il misterioso Mr Rochester. </p>
<p>Quest&#8217;ultimo, uomo imponente e sarcastico, è subito colpito dalla vivida intelligenza e dall&#8217;indipendenza di spirito di Jane e il loro rapporto si intensifica fino al momento in cui Mr Rochester scopre che l&#8217;amore che prova nei confronti di Jane fin dal primo momento è corrisposto e le chiede la mano. </p>
<p>Il giorno stesso delle nozze però, Jane Eyre viene a conoscenza del terribile segreto racchiuso tra le mura di Thornfield Hall: Rochester ha già una moglie, una donna pazza, confinata nella soffitta della dimora. Jane, combattuta tra le insormontabili regole religiose e morali e il sincero amore per Rochester, non può fare altro che lasciare Thornfield. </p>
<p>Sceglierà però di ubbidire alla forza del suo amore e di ritornare da Rochester il quale, in seguito ad un incendio provocato dalla stessa moglie Bertha, è rimasto vedovo e cieco.</p>
<p>Né bella né ricca, Jane Eyre assomiglia piuttosto ad un&#8217;antieroina che, dotata di una vivida intelligenza, prova a destreggiarsi nella società conformista e spietata in cui visse la stessa Charlotte Brontë. </p>
<p>&#8220;Jane Eyre&#8221; risulta infatti essere, come d&#8217;altronde la maggior parte delle opere dell&#8217;autrice, un racconto parzialmente autobiografico: la descrizione dell&#8217;istituto nel romanzo deve molto all&#8217;esperienza personale della scrittrice che frequentò la scuola per figlie di ecclesiastici di Cowan Bridge, le cui condizioni assolutamente spaventose (vitto insufficiente, condizioni igieniche inadeguate) causeranno la morte prematura delle due sorelle maggiori.</p>


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