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	<title>Ok Libri . com &#187; Olocausto</title>
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		<title>Ho sognato la cioccolata per anni</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2208" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/copj13.asp9.jpeg" alt="Ho sognato la cioccolata per anni.jpeg" width="175" />“<em>Al campo ero sempre affamata. Di notte sognavo tazze fumanti di cioccolata e croccanti panini con tanto burro. Erano sogni così intensi da sembrare reali e in pieno contrasto con le piccole quantità di cibo che ci venivano date. </p>
<p>Malgrado le disumane condizioni della vita, malgrado la paura e la degradazione, la sofferenza fisica e la fame, ero ancora ostinatamente attaccata alla vita e lottavo per tenere alto il morale mio e di mia madre. Anche la rabbia ci dava forza, la rabbia di essere state abbandonate, di essere tagliate fuori dal resto del mondo. </p>
<p>Quanto ancora ci sarebbe voluto prima che gli Alleati sbaragliassero i nazisti? Eravamo sicure che avrebbero perso la guerra, e ci aggrappavamo alla speranza di poter vedere quel giorno</em>“.</p>
<p>Così racconta i propri ricordi Trudi Birger nel suo romanzo autobiografico, intitolato <em>Ho sognato la cioccolata per anni</em>. </p>
<p>Niente autocommiserazione, ma piuttosto una grande modestia accompagnata da un linguaggio semplice e essenziale per parlarci dell&#8217;Olocausto. </p>
<p>Racconta la sua storia, quella di una ragazzina ebrea che viene strappata dalla quotidianità di Francoforte per trovarsi presto rinchiusa, come animale in gabbia, nel<span id="more-2206"></span> ghetto di Kosvo, in attesa di finire nel campo di concentramento di Stutthof.</p>
<p>La storia è quella della sua famiglia, una famiglia felice e benestante che improvvisamente si trova scaraventata in un incubo e in un orrore talmente crudele da restare incomprensibile per chiunque. </p>
<p>Ma è anche la storia di una prova d&#8217;amore di una figlia, che rifiuta di salvarsi per non abbandonare la madre, perché sa che solo da quel legame forte e profondo, indispensabile per entrambe, potrà attingere la forza per continuare a sperare anche quando la situazione non lascerà spazio alla speranza, anche quando, nuda e rasata, si vedrà spinta verso la bocca di un forno crematorio.</p>
<p>L&#8217;autrice dice di avere spesso avuto il desiderio di rimuovere l&#8217;accaduto, ma sa anche che non lo può fare, che non lo deve fare, perché sa che quei cinque anni della sua vita fanno oramai parte non solo della sua vita, ma della Memoria, e che non sarebbe giusto dimenticare dimenticando così chi, meno fortunato, non ce l’ha fatta a vedere la luce del sole fuori dai campi di concentramento.</p>
<p>“<em>Ancor oggi una parte di me dice… Cancella quei cinque anni dalla tua vita! Non parlarne. Vivi nel presente, per il futuro. Quella parte di me vuole scrollarsi di dosso i ricordi. Ma io non fuggo, perché un’altra parte in me dice che cancellare il passato è un’offesa alla memoria di chi ha sofferto e all’immensa moltitudine che non è sopravvissuta.&#8221;</em></p>
<p>Alla fine della guerra, Trudi Birger si è trasferita a Gerusalemme dove ha vissuto con la sua numerosa famiglia. Derubata della giovinezza, ha scelto di dedicarsi con tutte le sue forze ai bambini più poveri, di qualunque etnia e religione fossero, fino alla sua morte avvenuta nel 2002, e di creare una clinica che cura gratuitamente pazienti dai cinque ai diciotto anni, di ogni religione e ceto. </p>
<p>Il suo libro <em>Ho sognato la cioccolata per anni</em>, è stato tradotto in tutto il mondo, suscitando grande commozione. Il seguito della sua storia è narrato in “<em>Da bambina ho fatto una promessa</em>“, che inizia nel 1945 alla fine della guerra e prosegue nel raccontare la sua nuova vita in Israele.</p>


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