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	<title>Ok Libri . com &#187; Pappagalli verdi</title>
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		<title>Pappagalli verdi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 11:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2204" src="http://www.ok-libri.com/contenuti/pappagalli.jpg" alt="pappagalli verdi.jpeg" width="175" />Sembrerebbe il titolo di un libro per bambini, una promessa di racconti esotici e meravigliosi se non ci fosse il sottotitolo del libro a dissipare subito ogni dubbio: <em>cronache di un chirurgo di guerra. </em></p>
<p>Sono quelle che ci racconta Gino Strada, fondatore di Emergency nel 1994, l&#8217;associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. </p>
<p>In questo libro, Strada mette a nudo le immagini più vivide, talvolta i ricordi più strazianti, le amarezze continue della sua esperienza di medico militante, stretto continuamente tra le politiche ufficiali dell&#8217;ONU e dei padroni della guerra e le pratiche del volontariato internazionale. </p>
<p></span>Il libro non segue un preciso ordine cronologico e vi si alternano vicende ambientate in vari teatri di guerra dove Strada e i suoi colleghi di Emergency sono stati impegnati: Iraq, Etiopia e Afghanistan.</p>
<p>Ma in fondo di bambini si tratta anche: in Afghanistan il 34% delle vittime civile del conflitto sono bambini, mutilati o uccisi dalle mine. Il titolo dell&#8217;opera, i cosidetti &#8220;pappagalli verdi&#8221;, riprende il nome di un tipo di mina antiuomo di produzione sovietica. </p>
<p>In Afghanistan i sovietici ne lanciavano a migliaia dagli elicotteri; grazie alle &#8220;ali&#8221; di cui erano dotate, queste mine anziché cadere a grappolo in un unico punto si disperdevano come volantini su un’ampia superficie. I militari sovietici affermavano<span id="more-2200"></span> che quelle mine erano fatte in quel modo per sole ragioni tecniche e non perché dovessero assomigliare a un giocattolo. </p>
<p>Cioè, precisavano indignati i progettisti, non erano fatte <em>apposta</em> per attirare i bambini. Però li attiravano. E i bambini se le portavano a casa, se le scambiano come fossero figurine, finché sulle &#8220;ali&#8221; veniva esercitata un po’ di pressione e si verificava l’esplosione. </p>
<p>Strategia di guerra: più bambini muoiono o rimangono ciechi o monchi o sfigurati, più la popolazione civile terrorizzata cesserà ogni resistenza.</p>
<p>Diceva Saddam Hussein nell’ottobre 1991, all’indomani del ritiro dalla regione kurda dell’Iraq: <em>&#8220;Noi ce ne siamo andati, ma il nostro esercito è rimasto lì.&#8221;</em> E alludeva alle mine antipersona (dieci milioni, tre per ogni abitante nel Kurdistan iracheno), alla sua armata invisibile fatta di italianissime Valmara 69 e VS-50. </p>
<p>Mine la cui produzione e il cui commercio sono stati finalmente proibiti dalla legge 374 del 22 ottobre 1997, approvata anche grazie a una campagna di pressione di <em>Emergency</em>, l’organizzazione umanitaria fondata da Strada a Milano nel 1994 e alla quale sono devoluti i diritti d’autore di questo libro.</p>
<p>Il libro riesce a mettere in evidenza le condizioni in cui l’autore e i suoi collaboratori si siano spesso trovati nel corso del loro impegno: installare ospedali da campo in meno di una giornata, organizzare soccorsi istantanei approfittando di una fragile tregua, operare a lume di candela nel mezzo di combattimenti, provare a ricucire corpi e anime, ad amputare e rieducare, a convincere un bambino o una bambina a trascorrere il resto della propria vita <em>&#8220;adattandosi alla nuova forma del suo corpo, a usare meglio quel che è rimasto&#8221;</em>. </p>
<p>Ma l&#8217;autore ci sconvolge quando descrive quello che chiama la &#8220;<em>quotidianità della tragedia&#8221;</em>, quando racconta la sua sorpresa iniziale nel constatare l&#8217;assenzio di reazione da parte delle vittime e spiega poi di aver capito come sia <em>&#8220;la quotidianità della tragedia che rende superfluo ai feriti dalle mine piangere, lamentarsi. E’ il fatto di aver sempre vissuto in mezzo al terrore e al dolore fisico, di averlo visto negli occhi dei nonni e poi dei padri e delle madri, dei fratelli e delle sorelle maggiori&#8221;.</em></p>
<p>Questa <em>&#8220;quotidianità della tragedia</em>&#8221; che fa sì che ogni venti minuti nel mondo una mina esploda.</p>


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